Il sole acceca stamattina, anche in piazzetta. Un anticipo d'estate, quasi. Si sta bene seduti ai tavoli all'aperto dell'osteria, un clima da mezze maniche. Insolito, ad Ala, in questa stagione. Da dietro i vecchi ray-ban che mi porto appresso da una vita, sfoglio la mazzetta dei giornali. Svogliatamente. Come sempre. Ma stamattina più del solito. Del resto arrivo da una di quelle notti bastarde trascorse con un paio di vecchi amici. Solite notizie, a cui ormai siamo abituati: tanto estero, i bagliori della rivoluzione magrebina di cui mi pare, come molti, di aver capito davvero poco. Gli strilli deliranti di un vecchio colonnello in declino, che spara sul suo popolo e bombarda le piazze del suo Paese. Oggi arriva perfino a minacciare invasioni epocali al di là da quella tinozza d'acqua che è il nostro mediterraneo. Ma quale fosse il tenore del personaggio lo si capiva già trent'anni fa. Basta rileggersi l'istruttiva intervista che Oriana Fallaci fece al rais sul finire degli anni Settanta e che il Corrierone ha ripubblicato qualche settimana fa. E poi ancora una brutta storiaccia ... CLICCA QUI SOTTO PER CONTINUARE A LEGGERE >>>

Il sole acceca stamattina, anche in piazzetta. Un anticipo d’estate, quasi. Si sta bene seduti ai tavoli all’aperto dell’osteria, un clima da mezze maniche. Insolito, ad Ala, in questa stagione. Da dietro i vecchi ray-ban che mi porto appresso da una vita, sfoglio la mazzetta dei giornali. Svogliatamente. Come sempre. Ma stamattina più del solito. Del resto arrivo da una di quelle notti bastarde trascorse con un paio di vecchi amici. Solite notizie, a cui ormai siamo abituati: tanto estero, i bagliori della rivoluzione magrebina di cui mi pare, come molti, di aver capito davvero poco. Gli strilli deliranti di un vecchio colonnello in declino, che spara sul suo popolo e bombarda le piazze del suo Paese. Oggi arriva perfino a minacciare invasioni epocali al di là da quella tinozza d’acqua che è il nostro mediterraneo. Ma quale fosse il tenore del personaggio lo si capiva già trent’anni fa. Basta rileggersi l’istruttiva intervista che Oriana Fallaci fece al rais sul finire degli anni Settanta e che il Corrierone ha ripubblicato qualche settimana fa. E poi ancora una brutta storiaccia, di cui si capisce ancora meno, accaduta in una caserma dei carabinieri della periferia romana. Lasciamo perdere. Ficco i giornali in borsa e mi accendo ancora un’altra sigaretta, in questa mattina accecante di quasi estate. La notte gucciniana passata con quei due, me la sento ancora tutta addosso. Ma è estate, quasi. Chiedo un bicchiere di Pinot Grigio Albino Armani. Oddio, mai stato uno dei miei vini preferiti, il Grigio. Bevuto raramente. Ma ieri sera qualcuno, non ricordo nemmeno chi, me lo ha suggerito. Non ci ho quasi badato. Ma ora mi viene in mente: visto che sono qui, ci provo. Al massimo, lo rimando indietro. Mica casca il cielo. E poi stanotte ho bevuto un sacco di roba buona, francese. Comunque mi decido. Lo chiedo e me lo portano fuori. Lo guardo, dentro al bicchiere. Alla vista non dice un granché. Un Pinot Grigio, appunto. Poi lo porto al naso. Sono ancora perplesso mentre me lo avvicino; perdonatemi ma tutti hanno i loro tic e i loro pregiudizi. E io più di altri. Sarà l’età, sarà la notte obliqua che ancora non passa. Ora il bicchiere è al naso. Cristo: che sorpresa. Issima. Una di quelle rivelazioni capaci cambiarti il tono della giornata. E che ti fa passare pure il torpore di una notte malvissuta, che sembra non ancora finita. Per chi abbia voglia di farselo cambiare, naturalmente. E io me lo faccio cambiare all’istante. Essì, perché questo è uno di quei bicchieri che ti si sparano nel naso con una freschezza tale da farti cambiare lo sguardo sul mondo. Lo capisci subito. Impossibile, manco se uno ce la mette tutta, sottrarsi alla delicata invasione di fiori freschi che ti entra nelle narici e ti arriva dritta al cervello come un balsamo bianco e luminoso. E’ quasi estate stamattina, anche dentro questo bicchiere. Mi chiedo se anziché un Grigio, non sia per caso uno dei grandi Pinot Bianchi dell’Alto Adige. Che io adoro, fra l’altro. Mi faccio portare fuori la bottiglia: cazzo, è proprio un Grigio. Vendemmia 2010. Roba della Valdadige. La perplessità di qualche istante fa, ora non è più nemmeno un ricordo. E’ solo stupore. Ma cosa, e quanto, mi sono perduto fino ad oggi, imbrigliato dentro i mie pregiudizi? Quelli che mi hanno sempre tenuto a distanza da questo prato di fiori di campo, che mi fa perfino tornare in mente il mazzo di margherite che  quella volta regalai alla mia prima fidanzata. Forse la seconda, non importa. Si,si, la seconda. Sta di fatto che non lo ho ancora messo in bocca, questo Pinot Grigio, e sono già altrove. Perduto fra ricordi da adolescente. Quando era sempre primavera. Anzi estate, come questa mattina. Come dentro questo bicchiere. A questo punto non resta che berlo il Pinot Grigio Albino Armani 2010. E sperare che in bocca non deluda. Perché le promesse sono già tante. E sarebbe un peccato. Lo annuso ancora. Mi lascio avvolgere di nuovo da suggestioni che non vi sto qui a raccontare. Lo metto sulle labbra, poi la lingua: altro che timore di restare deluso. E’ un miracolo. Un miracolo di quasi estate. Quel campo di fiori che fino ad un attimo fa era solo nelle narici e in testa, ora ce l’ho tutto in bocca. Me lo mangio, me lo succhio. Mi mangia. Mi risucchia. Mi avvolge come avvolge l’aria fresca di mille profumi colorati della campagna in fiore. E si impossessa di me. Ancora ricordi. Che non vi sto a raccontare, anche perché sono fatti miei. Mi viene in mente perfino una vecchia canzonetta: Estate. La cantò per la prima volta Bruno Martino. Poi la hanno cantata tanti altri. Un sacco di gente l’ha portata in giro per il mondo. A me è rimasta sulla pelle la versione di quel vecchio e geniale bossanovista di Joao Gilberto. Ordino un altro Pinot Grigio. Ci vuole. E’ un piacere, un altro piacere, che mi regalo in questa mattina di una domenica nata storta. Ed è già tutta un’altra giornata. Di quasi estate: nella piazzetta di Villalta e anche dentro questo bicchiere di Pinot Grigio Albino Armani 2010 .

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