facebook digitali

Ieri sera, scorrendo lo streaming di Facebook, mi sono imbattuto nel post di un autorevole uomo politico di rango regionale, con importanti incarichi istituzionali. E con il quale, in questi mesi, ho cercato di tessere qualche relazione più o meno amicale.

Ebbene, nel post, l’autorevole uomo politico, indicava alcuni numeri – sorprendenti – a proposito dei volumi di produzione di un certo settore dell’agricoltura trentina. Settore che non conosco nel dettaglio. Per questa ragione i numeri (quintali/ettaro) mi sono apparsi stupefacenti, tanto da incuriosirmi. E così, con gentilezza – mi pare, ma mi direte voi – ho commentato il post in forma interrogativa “Davvero 12 mila ettari? più dell’intero vigneto trentino?”.

L’esimio uomo delle istituzioni, nel giro di pochi minuti è intervenuto per rettificare quello che aveva scritto poco prima, invocando un banale errore di battitura. Niente di male. Anzi, anzi: rettificare, per avvicinarsi alla realtà, fa sempre bene. A tutti. E aiuta, credo, anche la politica a prendere la mira.

Glielo avrei voluto scrivere. Lo avrei voluto ringraziare per la precisazione. Ma, nel mentre stavo mettendo le dita sulla tastiera, mi sono accorto che non lo potevo fare: l’autorevole uomo politico mi aveva tolto, seduta stante, la cosiddetta “amicizia” di Facebook.

Ora, al di là dell’insignificanza di questo banale episodio digitale, mi pare che questo atteggiamento denunci il violento autoreferenzialismo della politica, e della società, trentine, irrimediabilmente perdute nelle fascinazione delle narrazioni deprivate di realtà.

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