CANEVA ACADEMY DIARY 2

[continua]  – Rieccoci qui.
Prima di ricominciare a raccontare, e dopo aver ringraziato chi ha commentato il primo post manifestando curiosità ed incoraggiamento, vorrei prendermi il tempo per rispondere alle critiche.
E’ vero: mettersi a prendere il vino a taniche e damigiane è una cosa vecchia come il cucco. Ci sembra abbastanza nuovo il fatto che chi fa questa cosa vecchia come il cucco si metta a scriverlo, e a fare questa cosa vecchia come il cucco noi ci sentiamo entusiasti, frizzanti, contenti insomma. E solo col prendere tre vini diversi e mescolandoli ci siamo un po’ (un pochino, eh, perché non siamo scemi e ci rendiamo conto) messi nei panni dell’entusiasmo, ma anche dei dubbi, di chi con il vino ci campa. Detto in altre parole, ogni volta che ci pensiamo ci chiediamo se verrà buono, eppure è un giuoco; riusciamo solo ad immaginare lontanamente come si sente, quale amplificazione deve sentire, chi lo fa per vivere.
Seconda cosa. Sebbene lo possano fare tutti, resta comunque una cosa unica in cui noi ci sentiamo veramente i soli. Ci sono tantissime cose nella vita che fanno in tantissimi ma in cui ciascuno di noi si sente unico ed irripetibile. Provate a parlare con uno che fa la maratona di New York: ve la racconterà come una cosa motivante, estrema, veramente una prova sua, ma poi guardate le immagini in tv e vedete che sono in milioni su quelle strade; anche fare un figlio, per dire di una cosa incommensurabile, è un’esperienza unica che ciascuno vive come se capitasse solo a lui: poi invece ci guardiamo intorno e vediamo così tante persone che è evidente che è un’esperienza che non possiamo aver avuto solo noi, tuttavia è e resta unica ed irripetibile ed è per nostro figlio che gioiamo, tremiamo e fremiamo.
Abbiamo usato esempi roboanti per far capire, e siamo consci che tutte le similitudini possono essere attaccate e trasformate nel loro contrario, ma è così che ci sentiamo, ed è per questa unicità che vogliamo scriverne.

A chi ci ha commentato che c’è ben’altro di cui scrivere rispondo che c’è sempre qualcosa di più importante, di grande, di significativo rispetto a quello che non ci interessa. Mi permetto di dare un consiglio: non è obbligatorio leggere tutto. Si può saltare ciò che non ci piace ed andare a cercare dell’altro. Oppure si può prendere la tastiera e provare a scrivere quel qualcos’altro così importante. Rilevo solo che una trasmissione in tv è effimera ed è solo uno spettacolo per vendere la pubblicità, qualsiasi cosa sia. Farsi il vino è una cosa reale e viva. Noi fra le due cose sappiamo sempre cosa scegliere.

Non dimentichiamo di ringraziate il tenutario qui del blog, che elegantemente ha detto di essere stato lui a richiederlo: è vero, da soli non ci abbiamo pensato, diciamo che ci è servita una “levatrice”. Grazie per questo.
[ continua ].

Un saluto dal CAD