Puntuale come ogni giovedì, ieri sera mi si è fiondato nella casella di posta elettronica la rivista del Gambero Rosso “Tre bicchieri”, ottima newsletter per chi come noi ama la vitivinicoltura e desidera essere informato sulle ultime novità nel settore.
Aperta la versione PDF subito in me è scattata l’attenzione quando nell’indice alla sezione “Territori” ho notato: “Sistema Alto Adige. Quattro passi verso il futuro.” a cura di Gianluca Atzeni. Ho cercato subito quell’articolo ignorando letteralmente gli altri e mi sono precipitato nella lettura, ghiotto di apprendere novità da poter applicare poi nella mia piccola realtà. Il risultato? Due considerazioni: La prima è una netta delusione per quanto riguarda le aspettative, in quanto non ci sono quelle grandi novità che il titolo faceva ben sperare; pardon, nell’articolo si ribadiscono concetti sacrosanti, peraltro triti e ritriti su questo blog come ad esempio quello delle troppe varietà spesso coltivate in terreni non adatti o quello scottante del no deciso da parte dell’Alto Adige alla superdoc del Pinot Grigio delle Venezie; la seconda considerazione è una bella soddisfazione, in quanto noi viticoltori trentini non abbiamo nulla da rimproverarci anzi siamo decisamente più avanti di loro dal punto di vista della sostenibilità in campagna, la confusione sessuale per la tignoletta per esempio, che come noto fa evitare l’uso della chimica; l’abbiamo introdotta prima noi e poi loro si sono accodati, o l’uso di certi principi attivi cosiddetti impattanti; noi a differenza di loro è da tempo che non li usiamo più solo che loro ed è qui che dovremo invece prendere lezioni, sono più bravi nella comunicazione e riescono a trasmettere all’esterno un messaggio da primi della classe anche se effettivamente non lo sono.

Altro messaggio che ho trovato molto interessante in questo articolo e penso che la nostra viticoltura potrebbe prendere seriamente ad esempio, è il prevedere dei contributi economici per chi abbandona il diserbo; ecco questa penso sia una buona idea e permetterebbe a tutti di scegliere pratiche alternative utili alla riduzione dei trattamenti con erbicidi.

Questo sarebbe veramente un passo avanti. E’ possibile?

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