BOLLA TIROLESE: COSÌ BOLLA E COSÌ BUONA


Mi accompagna Manu Chao mentre oltrepasso le porte girevoli di legno scuro del Westin Palace di Milano e, non so perché, mi sembra un po’ fuori luogo, tra i parquet, le tende di velluto, le poltrone e i divani di pelle, gli stucchi dorati, gli ottoni, le boiserie dell’hotel. Gli zapatisti si annidano negli angoli più impensati.

In sala Verdi c’è la presentazione degli spumanti altoatesini, organizzata dalla Associazione produttori spumante metodo classico Alto Adige in collaborazione con AIS Milano.

Sono presenti cinque cantine. E decine, decine, decine di persone. La splendida cornice della sala (cit. Angelo Peretti) fatica a contenerle tutte e io, come il messaggero dell’imperatore nel racconto di Kafka, cerco di aprirmi un varco nella folla.

Su preziosa indicazione di un’amica riesco ad accaparrarmi il penultimo sorso di Lorenz Martini, grande riserva 2006. Perlage finissimo, dietro ai lieviti si sentono ancora i fiori bianchi. Freschissimo e cremoso, non sente affatto i dieci anni che ha.

Neanche io riesco a sentire molto, purtroppo. “Bolgia” in questo caso fa rima con “Alto Adige”: manifestazione riuscita, ma anche troppo. Al banco che distribuisce un piattino con i prodotti tipici (formaggi e speck), l’addetto macina lavoro e produce piattini uno dietro l’altro, ma la ressa è impressionante. Incontro un’amica giornalista che guarda la scena sconsolata e dice: “sì, buoni gli spumanti, ma come si fa?”. Comunque.

Di Kettmeir ho assaggiato sia il Brut “Athesis” 2013 che il Rosé. Bel perlage anche se non troppo persistente il Brut, fruttato. Buona freschezza, morbido, equilibrato. Affinato in acciaio (“di legno vede solo quello del parquet”, dice la signora), sta 24 mesi sui lieviti. Il Rosé è leggermente più fresco (si tratta in fondo di Pinot nero in purezza), presenta al naso note di lampone oltre ai lieviti; forse è un pochino meno armonico, ma nonostante questo personalmente lo preferisco.

Molto interessanti i nuovi arrivati, la Cantina di Caldaro. Presentano un Brut Nature paglierino scarico, con perlage finissimo; al naso, immediata la nota minerale, poi fiori bianchi. Morbido ma fresco, ben equilibrato.

Arunda si conferma una cantina tra le più interessanti. La Cuvée Marianna ha qualche nota di frutta esotica, che si amalgama bene con la freschezza del vino che comunque risulta morbido ed equilibrato.

Il Praeclarus di St. Pauls è forse quello che mi ha convinto un po’ meno. Morbido con sentori di frutta matura, largo, la spalla acida mi è apparsa un po’ slegata.

Bell’evento, nel complesso, ma qualcosa andrà rivisto in futuro. Sarà mica un caso se dove sono diffusi i suk non si beve vino.

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Informazioni su Stefano Ferroni

Erano mesi che venivo descritto da un Lorem Ipsum e non mi decidevo mai a cambiarlo. Un po’ per pigrizia, ma anche perché mi piaceva che a descrivermi fosse un nonsense poetico, che parlava di un luogo remoto, lontano dalle terre di Vocalia e Consonantia … oggi però sento che è venuto il momento. Lombardo di nascita e residenza, trentino di origine e di cuore, qualche affetto mi lega anche al Piemonte. Di mestiere faccio altro, il consulente di ICT Management; fino a non molto tempo fa il vino lo ho frequentato solo dall’orlo del bicchiere. Conosco Cosimo Piovasco di Rondò da quando eravamo bambini; un giorno ho cominciato a scrivere su Trentinowine, per gioco, su suo suggerimento, e per gioco continuo a farlo. Seguo il corso di sommelier della FISAR Milano, divertendomi un sacco. Più cose conosco sul vino, meno mi illudo di essere un professionista o un esperto. Qualcuno, ogni tanto, dice di leggermi e di apprezzare questo mio tono distaccato; io mi stupisco sempre, sia del fatto che mi leggano, sia che apprezzino. E ne vado fierissimo.

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