TRENTINO: VIOLENZA DI CLASSE. VIOLENZA DI GRUPPO

Fin dal primo giorno in cui il disastro della Colli Zugna si manifestò e fu esposto al pubblico ludibrio, mostrando apertamente il volume di fuoco di un’inaudita violenza di classe,  scrivemmo che la chiave di lettura, la cifra interpretativa, quella autentica, andava ricercata nel contesto. Mettemmo le mani avanti, fin da subito, giurando che ad appassionarci non era la caccia ai colpevoli. E agli innocenti. Perché eravamo, siamo, convinti, che la sporca faccenda di Mori – ma prima c’erano state quelle di Avio, di Nomi, di Isera – fosse figlia degli equilibri strutturali, e strutturati, del Trentino vitivinicolo cooperativo e industriale. Partorita dal modello di sviluppo e di creazione del reddito a cui sciaguratamente, a nostro parere, il Trentino si è affidato a cominciare dalla fine del secolo scorso.

Ci hanno rimproverato di essere dei complottisti. Ci hanno attribuito un disegno ideologico inverosimile e irreale. Ci hanno tacciato di essere nemici del Trentino. E fomentatori di odio di classe.

A darci ragione, a suffragare la nostra chiave interpretativa, con la lucida crudeltà di un raffinato manager multinazionalistico, tuttavia, è il presidente emerito di Cavit, l’ingegner Adriano Orsi, in un’intervista rilasciata non oggi, non ieri, non l’altro ieri, ma dieci anni fa: nel 2008. Quando la scenegggiatura della sporca faccenda di Mori – e di Nomi e di Avio e di Isera – era già stata scritta.

Buon ascolto. E buona visione,

Ma soprattutto buona cooperazione industrialista a tutti!

Cosimo Piovasco di Rondò

Lo pseudonimo collettivo con cui fin dall'inizio sono stati firmati la maggior parte dei post più trucidi e succulenti di Territoriocheresiste. Il nome è un omaggio al protagonista del Barone rampante, il grande capolavoro di Italo Calvino. Cosimo Piovasco, passa tutta la sua vita su un albero per ribellione contro il padre. Da lì, però, guadagna la giusta distanza per osservare e capire la vita e il mondo che scorrono sotto di lui.

4 Risposte

  1. una tantum ha detto:

    leggo da un pò tutto quello che tutti scrivono sulla vicenda di mori e argomenti affini e immancabilmente tutte le volte mi risuonano le parole della canzone di elio e le storie tese:il vitello dai piedi balsa.
    ascoltatela,meditate e riflettete

  2. sandro ha detto:

    Buongiorno, non ho mai apprezzato particolarmente il Dott. Orsi, ma la sua brutalità di esposizione mi ha sempre affascinato, in tutta sincerità in queste interviste non ho sentito cose scandalose, lasciando perdere analisi che, a distanza di 10 anni, sono state anche in parte smentite, ma non credo che Orsi si sia mai sentito investito del ruolo dell’oracolo, quali sono le nefandezze?
    Dire che non basta più un bravo contadino, per gestire aziende che movimentano milioni di euro, è una grande verità, e gli anni che da allora sono seguiti, lo hanno dimostrato(Avio -Nomi – Isera).
    Dire che i problemi del “piccolo sono diversi da quelli di chi, aggiungo io, deve confrontarsi con migliaia di persone diverse, che ti consegnano quello che loro credono, non sempre a ragione, sia il meglio che sanno fare, mi sembra lapalissiano.
    dire che il consumatore è diventato centrale è la parte che meno condivido, in realtà gli anni che sono seguiti hanno dimostrato che il consumatore è una pecora che bela nel gregge, ma questo allora non si pensava.
    Dire che produrre vino è diventato più facile che venderlo è quasi una banalità, da anni diciamo che la grande forza dell’Alto Adige è stata promuovere un territorio come Brand, questo è stato fatto a livello commerciale.
    Alla fine di tutto, per usare frasi fatte, si può tranquillamente dire: Signori molto rumore per nulla.

  3. Lodovico Cavaton ha detto:

    C’è di tutto direi..una vergogna unica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: