ALA, FINALMENTE ARRIVA IL MERCATO CONTADINO 57 commenti


Ad Ala, in provincia di Trento, arriva il mercato contadino. Ma mi sfugge la ragione per la quale lo abbiano, invece, chiamato “Mercato Solidale“. È così bella, pulita, suggestiva, la parola “contadino“. Perché non usarla, perché affidarsi a segni che evocano dimensioni etiche e metaecononiche? Perché negare al mondo contadino un’autonomia culturale che invece deve, dovrebbe, rivendicare a sé? Misteri del marketing. Temo.

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L’appuntamento sarà per tutti i martedì pomeriggio, dalle 16 alle 20. Oggi ha debuttato il mercatino dell’economia solidale di Ala: in piazza San Giovanni si troveranno le aziende che fanno parte di questa particolare rete. Gli alensi ogni settimana potranno acquistare qui prodotti agricoli biologici. L’iniziativa è stata promossa dal Comune di Ala, che così diventa il secondo ad accogliere questo speciale mercatino, dopo quello di Trento.

Le aziende che tutti i martedì saranno in piazza San Giovanni sono: Le Chicche di Arco con pane, pasta e pasticceria; I Frutti di Giorgio, azienda Agricola Fausto Simonini – Maso Cengi di Marco di Rovereto; Società Agricola Sant’André (che porterà non solo le uova della val di Cembra, ma anche ortaggi dalla Sardegna); azienda agricola Stefano Recchia; azienda agricola biologica Le Vaneze di Lucia Villa; azienda agricola Michele Bertolini con uova ortaggi, frutta e piccoli frutti, vino e prodotti trasformati.

Queste imprese hanno avuto il benvenuto non solo dell’amministrazione (presente oggi il sindaco Claudio Soini), ma anche di due associazioni alensi già impegnate nella valorizzazione del centro storico, e che si sono aggiunte per l’inaugurazione del mercatino. Era presente infatti l’associazione Euposia, che ha presentato i vini biodinamici dell’azienda agricola di Giuliano Micheletti. La Pro Loco di Ala invece ha distribuito pop corn e zucchero filati, anche questi ricavati da prodotti biologici. Era presente anche Malga Riondera, con un piccolo stand promozionale.

A proporre ad Ala il mercato è stata in particolare Egizia Simonini dell’azienda agricola Maso Cengi, facente parte della rete delle aziende dell’economia solidale trentina. In questo modo le bancarelle tornano in piazza San Giovanni: era dalla fine degli anni Ottanta che mancavano nel cuore di Ala. Tornano con dei prodotti particolari, di alta qualità e tutti provenienti da coltivazioni biologiche. Il Tavolo dell’economia solidale trentina raccoglie infatti aziende biologiche, che si impegnano anche a favore delle energie rinnovabili, di attività sociali, della buona occupazione (coinvolgendo giovani, servizio civile, etc), e che collaborano assieme. Sono questi i requisiti necessari per far parte di questa rete, che ad Ala porterà la sua componente agricola, con prodotti della terra. Si tratta di una sperimentazione, anche per quanto riguarda l’orario; si è scelto il tardo pomeriggio per non sovrapporsi ad altri mercati ed intercettare i lavoratori. Il mercatino di Ala è il secondo attivato in Trentino dalla rete dell’economia solidale, dopo quello di Trento. È aperto anche ad altre collaborazioni (iniziative, eventi in contemporanea). Sarà in piazza tutti i martedì, fino alla fine dell’anno, dalle 16 alle 20.

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Informazioni su Cosimo Piovasco di Rondò

Lo pseudonimo collettivo con cui fin dall'inizio sono stati firmati la maggior parte dei post più trucidi e succulenti di Territoriocheresiste. Il nome è un omaggio al protagonista del Barone rampante, il grande capolavoro di Italo Calvino. Cosimo Piovasco, passa tutta la sua vita su un albero per ribellione contro il padre. Da lì, però, guadagna la giusta distanza per osservare e capire la vita e il mondo che scorrono sotto di lui.

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57 commenti su “ALA, FINALMENTE ARRIVA IL MERCATO CONTADINO

    • Armando Zocchi

      il Pd si è dimenticato di noi piccoli allevatori, e anche degli operai, a noi impongono normative europee assurde, legate all’igiene e alla sicurezza…. non sono leghista ma chi difende la nostra categoria e cerca in tutti i modi di difendere la diversità agroalimentare non è certo il PD…. un esempio (parlo del mio settore ma possiamo esploderlo anche alla agricoltura in genere) in Europa ci sono 73 razze di capre di cui 68 sono in Italia, ognuna produce un latte diverso e ci sono formaggi che vanno fatti con delle razze specifiche (tipo il bitto)…. hai mai sentito il Pd difendere questa diversità? lo ha mai sostenuta l’agricoltura montana? Loro fanno gli eruditi, loro fanno il mercato ECOSOLIDALE, solidale non certo con noi….. I piccoli allevatori della valtellina non possono chiamare Bitto il loro formaggio (e anche noi non possiamo chiamarla spressa il nostro) hanno dovuto cambiare nome e venderlo come storico ribelle, e noi come cioncada….. perhe una coop o un consorzio che sia ha depositato il marchio e produce schifezze industriali…. chi è che ha legiferato in questa materia?

    • Tiziano Bianchi

      Hai ragione, Armando. In termini generali, hai perfettamente ragione. Sull’agroalimentare, ma sono sicuro anche in altri settori, il principio dell’origine (territoriale) è un concetto inviso agli industriali e ai circoli finanziari che notoriamente influenzano gli establishment europei. La ragione è semplice: è più facile vendere merce omologata e di massa anziché raccontare l’origine, che è un lavoro lungo e costoso. E quindi cercano di interrompere con norme vessatorie, anche indirettamente vessatorie, le produzioni dei territori. Hai ragione nel dire che il Pd è stato acquescente a questa strategia. A tutti i livelli. Ma chi non lo stato? Chi non lo è? Anche perché il modello industrialista è prevalente ed egemonico anche sui territori, anche nei territori. Poi certo ci sono eccezioni.
      Trentino e Alto Adige, a parità di garanzia autonomista statutaria,i per esempio sulle scelte fondamentali hanno sempre imboccato strade differenti, coerenti con il modello, differente, che si sono dati.
      L’alto adige, per esempio, è riuscito, quasi sempre, a trovare il modo di sottrarsi a questo meccanismo, mantenendo salda la sua vocazione artigianale – contadina. Tra l’altro l’Alto Adige, per passare ad un altro argomento, è riuscito a mantenere anche l’autonomia del suo sistema bancario, saldamente ancorato al territorio. Ma il Trentino, no:ha ceduto al grande gruppo bancario nazionale. E non per colpa del Pd, ma del modello si sviluppo che si è dato. E questo anche nel settore agroalimentare. Chi ha firmato, per esempio, l’adesione al protocollo della super doc del Pinot grigio industriale (alto adige ne è fuori)? Un assessore appartenente al partito autonomista. Chi ha scelto di adottare in Trentino la certificazione sqnpi – ape maia (alto adige ne è fuori)? Il sistema vinicolo a prevalenza industriale, con la benedizione dell’assessore autonomista. Sono solo due esempi. Ma ne potrei fare mille. E non me la sentirei di dar la croce addosso al PD (pur con tutto il male che gli voglio)
      Poi in Trentino, nel caso specifico, secondo me c’è altro: si da per scontato che il territorio valga poco nella percezione generale del consumatore (del resto dalla zootecnia alla viticoltura prevale la produzione industriale e non quella terrioriale) e quindi ci si affida ad una serie di marchi, brand che non potendosi ancorare a solidi contenuti di territorio, spingono su suggestioni etiche e metaeconomiche (solidarietà, sostenibilità (?), etc, etc). Ma questo credo sia un errore. Per due ragioni. La prima è che questo significa certificare che la battaglia è perduta. La seconda che sempre più questo modus diventa patrimonio comunicativo della produzione industriale destinata al largo consumo (vedi il biologico certificato che riesce a portare sullo scaffale vini doc a meno di due euro). E tutto questo per dire, che secondo me, il valore forte, da coltivare, da difendere, è solo quello del territorio (certificato). Bitto included. Ma temo che la battaglia sia dura e tutta in salita. Pd o non Pd.

    • Tiziano Bianchi

      E tu cosa ne pensi Francesca Aprone: di questo trentino a guida autonomista che sceglie concretamente (banche, certificazioni, denominazioni) che si adegua ai modelli nazionali al contrario dell’Alto Adige (il tema delle banche mi pare esemplare)

    • Matteo Gottardi

      Il tema è forte e importante. Il concetto per cui la nostra roba vale poco, quindi bisogna costruire sovrastrutture per venderla, è una sciocchezza. Resto convinto che questa, come altre, è responsabilità di una politica succube dei mandarini mai eletti.

    • Francesca Aprone

      Tiziano penso che il modello Trentino sia e resti troppo “all’italiana”. E penso che il sistema cooperativo e la sua crisi vada di pari passo con una progressiva perdita di identità locale. Ma che non possa essere ricondotta e semplificata solo come un errore politico. Il problema identitario per me esiste anche nel discorso corporazioni agricole. Penso ad esempio che il modello del Südtiroler Bauernbund sarebbe necessario anche da noi ma se questo processo incontra resistenze non è solo un problema politico. C è un establishment formato soprattutto da funzionari e dirigenti che detta la linea. Ma c è anche un sostanziale tacito accordo con una base che non è abituata più a ragionare in termini di valore territoriale. Questo è grave, perché ci obbliga a riflettere a 360 gradi sul grande lavoro che c è da fare anche dal punto di vista culturale. A livello di marchio, sai benissimo come la penso. Per me il marchio territoriale ha un valore e andrebbe maggiormente tutelato e valorizzato. È un processo comunque da innescare insieme, a doppio senso di marcia. Non può essere calato dall’ alto.

    • Tiziano Bianchi

      Francesca Aprone ci sono anche scelte politiche, che si potevano fare e che gli autonomisti, a trento e a roma, potevano fare o non fare…(dalla doc pg alla scelta centralistica in tema di banche cooperative) e invece hanno fatto, a differenza di quanto ha fatto AA, qui la responsabilità – o il merito – è tutta politica. Non genericamente del clima culturale. QUella delle banche, poi, me la devi spiegare bene, perché questo sì è un attentato all’autonomia dei territori, altro che adunata degli alpini centenario. In un colpo solo ci siamo fatti portare via l’autogoverno finanziario. In silenzio.

    • Francesca Aprone

      Io non sono in grado di dare spiegazioni più grandi di me. La riforma del credito cooperativo ha incontrato resistenze da parte delle Bcc che si sono tradotte nella scappatoia del poter non aderire alla holding unica sopra un certo patrimonio. Non so cosa si poteva fare di più o meglio. Sul serio. Forse se il futuro ci riservasse un ancora maggiore rafforzamento delle istanze autonomiste a Roma magari sul tavolo delle trattative si può contare di più. Di sicuro non è qualcosa di riconducibile al singolo partito.

    • Tiziano Bianchi

      e ne scrivo un’altra a misura del troiaio, Alessandro Ghezzer: l’altro giorno avevo rilanciato la notizia dell’ingresso di yougurt e latte locale nelle scuole alto atesine, e questo pensa un po grazie ad un fondo – progetto sperimentale europeo. Mi sembrava una buona notizia per AA, e pensavo che fosse stata agganciata anche dal Trentino. Mi è stato risposto, privatamente, ,da chi mi doveva rispondere, che no…il Trentino no, perché gli manca la dimensione produttiva sufficiente. risposta che non ho capito e che non ho approfondito. Più per carità di patria che per altro.

    • Tiziano Bianchi

      Francesca Aprone infatti non volevo polemizzare con un singolo partito. il tuo. anzi, in questi giorni di lutto per voi e a differenza di altri, ho detto a tutti che mi dispiace per Franco Panizza , perchè penso che a Roma abbia lavorato benissimo e abbia fatto molto. Difficilmente qualcuno potrà fare meglio di lui. Ma il discorso resta intatto: il Trentino, a differenza di AA, ha scelto una via accentratrice anche in tema di banche. Che si aggiunge alle fusioni devastanti che la hanno preceduta. E allo scempio compiuto, questo sì con la regia del tuo partito, sulle atuonomie municipali, ma pare dipinga un quadro poco incoraggiante. .E sul serio poco autonomista. Al di la dei simboli, dei partiti, dei centenari e degli alpini.

    • Francesca Aprone

      Tiziano per quel che mi riguarda non riuscirei a darti totalmente torto anxhe se sul discorso fusioni la penso come Luca Marconcini. Posso augurarmi che proprio questa batosta sia funzionale ad interrogarsi sulla necessità di lavorare di più e meglio sul valore identitario Trentino. Io lo spero tanto.

    • Michele Susat

      Eh Tiziano no la è semplice 😂 partiamo dal grande concetto che i trentini en generale l’è persone con senso civico e ospitalita oltre il limite. E con un padrone di casa come lo stato in cui viviamo non è facile spiegargli che noi abbiamo un’altra fede, sembra quasi che gli si dia fastidio. E cosi i trentini cercano di mediare un po’ però sta roba alla lunga stufa loro e gli italiani a scapito della nostra identità. Sen come la platessa, en pesat che l’è en pes ma che lo magna anca quei che odia el pes. (Prendetela per come facebook permette perchè se no staria chi 45 di a scriver). Abbiamo o meglio avevamo un vanto in trentino che era San Michele. Se c’è un posto dove si fa identita a scuola è quello, generazioni di ogni angolo del trentino in un solo posto con una comune formazione. Che vanno a casa e spendono vita, milioni, e impegnano la vita dei loro figli per costruire strutture e progetti che identificano o potrebbero identificare il trentino. Ma si insegna più come potare un melo o na vigna de pinot grigio piuttosto che se vale la pena piantare un melo o una vite di pinot grigio magari in un progetto ancora più importante che piantare in se. Ricordiamoci che un contadino tra mutui e guadagni a fine vita ha mosso qualche bel milione di euro. Ma come tante cose anche san michele si è inflazionato. Alla parte politica invece voglio dire che in un tiro alla fune servono due parti, anche quella estrema perchè se no se riscia con l’onda di allontanarsi troppo dal centro competizione. Io odio le polemiche e spero che il mio commento non appaia cosi 😊

    • Michele Susat

      Comunque tanto per non sapere cosa fare il e un gruppetto di persone stiamo cercando di metterlo in piedi sto bauernbund. Anche se non è facile visto il tempo che avanza 😁

  • Armando Zocchi

    se vuoi mi sono informato preso il comune……… il mercato è gestito dall’associazione arcobaleno e devi far parte del mercato eco solidale, non è sufficiente essere dei piccoli contadini Trentini…… a noi sarebbe interessato ma questa è stata la risposta e poi si lamentano che vince la Lega…… solita solfa del pd 🙁

  • Manuela Gualdi

    Economia Solidale Trentina: si chiama mercato dell’Economia Solidale trentina perché in Trentino esiste la prima legge provinciale che la valorizza, è la 13/2010..circa 100 aziende iscritte, in 13 settori come agricoltura biologica, mobilità sostenibile, software libero, riuso e riciclo di beni e materiali.. non sono solo contadini (che a prescindere sono i migliori custodi del territorio come dice Micheletti), sono le eccellenze dei contadini trentini in ecocompatibilità aziendale, buona occupazione, trasparenza ed equità e solidarietà!

    • Tiziano Bianchi

      Sì, signora Manuela lei ha ragione: in Trentino c’è una legge provinciale che regola anche questo ambito (del resto cosa non è regolato in Trentino, soprattutto se è traducile in brand e in Trentino ne abbiamo così tanti, quelli originati da una norma provinciale, da averne perduto il conto; e penso che questo dipenda dal fatto che la percezione del “marchio trentino” come marchio di qualità è appannato, molto appannato, e non è in grado da solo di garantire nulla, o poco, presso i consumatori). E questa è una mia prima perplessità, di carattere politico. L’altra mia perplessità è di tipo generale e riguarda il crescente uso (e talvolta abuso) in ogni ambito dell’economia e del commercio di parole, suggestioni e apparati comunicativi che alludono a contenuti etico – morali. Che, sono sicuro non sia il vostro caso, solo uno strumento di marketing per vendere un barattolo o una bottiglia in più. E infine la parola “contadino” mi sembra una bella parola, un aggettivo che racchiude in sé un’idea resistente di territorio. E allora, perché non usarla almeno quando si vendono fiori, ortaggi, uova e vino?
      E tutto questo, davvero senza alcuna polemica. Era una riflessione che mi veniva nel mentre leggevo il comunicato stampa.
      E ora in bocca al lupo, anzi ad Ala!

    • Tiziano Bianchi

      Matteo Gottardi magari in questo caso è pure vero. pure buono e giusto. È solo che ormai abbiamo fatto indigestione di cibi etici, magari in versione gourme a 100 euro ad assaggio. Ci siamo ubriacati di vino etico, magari a 50 euro a bottiglia. Insomma, questi approcci mi mettono sempre in allarme. Ripeto probabilmente non è questo il caso, forse. Ma sento sempre odore di marketing. Soprattutto se dietro c’è una legge della PAT, la madre di tutti i marchi…ps: comunque ben arrivato ad Ala il mercato contadino…non so da quanti anni se ne parla….ricordo che ne discutevo con Franca Bellorio ….quando era assessore ..

    • Franca Bellorio

      si Tiziano è così, oggi non sono riuscita ad andare al Mercato Contadino mi rifarò martedì prossimo. E per me è il Mercato Contadino ti farò sapere. Ovviamente sono felice di questa nuova opportunità per la nostra comunità. Come sempre viene comunicato via stampa. Ma non ho voglia di polemizzare….. ogni nuovo servizio alla Comunità è positivo

    • Matteo Gottardi

      Come ben sai io sostengo altri dei. La concretezza, innanzitutto. La semplicità, anche. Soprattutto realtà reale giustamente raccontata. Una buona dose di anarchia nei confronti di regole spesso inadatte. Credo anche io che un proliferare di marchietti serva solo a far dire quanto siamo bravi. Abbiamo amche il marchio. Se poi non esiste nemmeno prodotto, dietro a quel marchio, che vuoi vhe sia.

    • Manuela Gualdi

      Tiziano Bianchi grazie delle suggestioni, tutte condivisibili! Ogni realtà economica dimostrerà il suo operato, anche in questa occasione, guadagnandosi o no la fiducia del consumatore, al di la del marchio… mi piace la parola contadino ma non la usiamo esclusivamente perchè non tutti lo sono a questo mercato, ad esempio le Le Chicche BIO Arco sono panificatori e pasticceri!;) o al mercato di Trento ci sono i vestiti di riuso della cooperativa RICÓ – Riuso Condiviso

    • Manuela Gualdi

      Tiziano Bianchi ultima cosa sulle cene gourmet e i vini: il 5 ottobre in Piazza Santa Maria Maggiore abbiamo organizzato una cena di quartiere dove con 5 euro c’era un piatto di cous cous alle verdure e un assaggio di tutti i prodotti del mercato, biologici e locali; e il vino dei produttori ieri era in degustazione gratuita, e sui nostri banchi è in vendita a prezzo inferiore a quello che riporti, sempre trentino e biologico.;) ci vediamo un martedi a Ala o un giovedi a Trento! Economia Solidale Trentina!

  • Manuela

    Si chiama mercato dell’Economia Solidale trentina perché in Trentino esiste la prima legge provinciale che la valorizza, è la 13/2010..circa 100 aziende iscritte, in 13 settori come agricoltura biologica, mobilità sostenibile, software libero, riuso e riciclo di beni e materiali.. non sono solo contadini (che a prescindere sono i migliori custodi del territorio come dice Micheletti), sono le eccellenze dei contadini trentini in ecocompatibilità aziendale, buona occupazione, trasparenza ed equità e solidarietà! 😉