IL VINO DI CARTA 19 commenti


Poggio solitariamente, e come al solito, i gomiti sul bancone di un bar, perduto in pensieri di donne e di vino. E di morte. Come sempre a quell’ora pericolosa del pomeriggio, quando l’Aromera mi chiama a sé.
Si avvicina un tipo tozzo e rubicondo e sudato, dall’aria schiettamente contadina e dagli occhietti furbi; si capisce dalle mani terrose e dagli scarponi inzaccherati che è appena uscito dal campo.
Mii dice (traduco dal dialetto): “Tu sei quello che scrive di vino”.
Gli rispondo: “Massì, ogni tanto. Però non la conosco. Lei chi è?”
Lui mulina gli occhietti e si presenta: “Coltivo Mueller e Chardonnay lassù, su quella collina Porto alla Cantina Sociale XY”.
Non ho voglia di parlare oggi.
Ma con garbo, cerco di essere accondiscendente e per tagliarla corta mi affido ai luoghi comuni: “Eh, dura lavorare la vigna in collina. La collina è poco produttiva. Si pagano i costi di produzione e si sopravvive”.
Lui sorride e mi da una pacca sulle spalle: “Ma cosa dici, bisogna pompare il Mueller. Il Mueller rende bene anche in collina”. Poi strizza l’occhio e aggiunge: “L’anno scorso con gli esuberi del Mueller ho riempito le carte dello Chardonnay. E lo Chardonnay lo vogliono tutti. Da Verona a Bolzano”.
Sorrido anch’io e gli stringo la mano: “Ciao capo e buona vendemmia 2018. Anzi: buone carte”.
#seguirabrindisi

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Informazioni su Cosimo Piovasco di Rondò

Lo pseudonimo collettivo con cui fin dall'inizio sono stati firmati la maggior parte dei post più trucidi e succulenti di Territoriocheresiste. Il nome è un omaggio al protagonista del Barone rampante, il grande capolavoro di Italo Calvino. Cosimo Piovasco, passa tutta la sua vita su un albero per ribellione contro il padre. Da lì, però, guadagna la giusta distanza per osservare e capire la vita e il mondo che scorrono sotto di lui.

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