VALLAGARINA, UN ALVEARE PER TUTTI

Tutti sappiamo quale
importanza abbiano le api nel ciclo della natura. Tutti abbiamo negli
occhi l’immagine di Bernie: l’ape gonfiabile installata a Bruxelles
quale simbolo della lotta dell’Unione europea agli inquinanti che
uccidono le api. Salvarle significa salvare l’ambiente e
l’agricoltura. E non è facile, molti sono i nemici di questi
insetti: il più temibile sono i pesticidi, ma anche i parassiti
importati da altri paesi sono un serio pericolo.

Nasce dal desiderio di
sostenere l’ambiente il progetto Napi, sigla che unisce Natura e
API.

Ne fanno parte: la
Comunità della Vallagarina con l’assessore Mauro Mazzucchi nel ruolo
di Associazione Temporanea di Scopo, i Comuni di Rovereto, Vallarsa,
Volano, gli apicoltori di zona, la fondazione Museo Civico di
Rovereto con lo studioso Claudio Tomasi e lo studio Gea di Cavalese
con il direttore Giovanni Martinelli e Caterina Nocentini.

Napi che è un progetto
misto tra pubblico e privati, si prefigge l’uso di terreni pubblici
per l’installazione di arnie.

E nasce con più scopi:
il mantenimento di aree aperte nel bosco che altrimenti, a seguito
dell’abbandono della pastorizia si chiuderebbero portando a una
perdita di biodiversità sia specifica che paesaggistica: la
valorizzazione del territorio della Comunità Vallagarina con la
produzione di un miele di eccellenza, quello di montagna, prodotto in
territori inseriti in aree Natura 2000 o prossimi a essi, che
pertanto divengono garanzia di qualità e salubrità del prodotto; la
promozione del lavoro degli apicoltori della Vallagarina e infine la
sensibilizzazione della popolazione riguardo ai temi della protezione
della natura e della sostenibilità ambientale: attraverso il
racconto della produzione del miele e il racconto di come l’uso di
inquinanti e pesticidi sia nelle coltivazioni intensive che negli
orti domestici può mettere a rischio la salute non solo degli
ecosistemi ma anche della collettività dal momento che le molecole
dannose vengono riportate dagli insetti anche nei prodotti
dell’apiario (miele, polline e pappa reale) e quindi entrano nel
ciclo alimentare umano con effetti nocivi.

La Vallagarina vanta un
mosaico di zone protette pari all’8,8% del totale delle zone di
protezione provinciale (24 siti della Rete Natura 2000), negli ultimi
30 anni la superficie di boschi nella Vallagarina è aumentata del 7%
ed è in continua espansione, tant’è che nell’ultimo decennio la
valle ha perso 1.476 ettari di terreni agricoli. È da questi dati
che si deve partire per puntare al recupero, almeno parziale, delle
aree dismesse e dei terreni marginali, per potenziare la presenza di
questi insetti con il conseguente incremento di miele, frutta e
ortaggi. Le api, infatti, in qualità di insetti impollinatori
influenzano lo sviluppo e la qualità di frutta e ortaggi. Secondo
l’Unep (Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente), l’84 per
cento delle principali colture europee dipende dall’impollinazione
degli insetti, capitanati dalle api, principali responsabili
dell’impollinazione di centinaia di specie di piante, sia coltivate
che selvatiche.

Gli studiosi hanno
individuato in Vallagarina 20 luoghi idonei a installare gli alveari;
per il Comune di Rovereto: i Lavini, la Cava di Pietra, Castel Pagane
Sant’Anna a Lizzana, Malga Tof, il Moietto: per il Comune di Volano:
Colonia Goretti, Pelosole, località Fontane, Sgar Veci, Zaffoni,
Beccachè: per il Comune di Vallarsa: Dos Pelo, Malga Pra di Mezzo,
Malga Boffettal, Malga Storta, Malga Siebe, Malga Campogrosso.

Sono stati considerati
alcuni requisiti di base come l’accesso alle aree, la tranquillità
delle zone, la distanza da fonti inquinanti, la presenza di acqua,
l’assenza di vento, la presenza di flora e di alcuni cespugli
particolarmente preziosi per la qualità del miele come il
rododendro, l’erica, il corniolo.

E per ogni area si è
ipotizzata la collocazione di una media di 30/40 arnie per alveare.
Su un totale di 4 ettari circa (ogni area è di circa 2000mq) che si
espandono dato che un’ape percorre un raggio di circa 3 chilometri. E
se si pensa che una arnia può ospitare circa 50/60 mila api parliamo
di un vero incremento nella popolazione di api. Ora il progetto passa
al vaglio della Provincia per i finanziamenti, per poi diventare
operativo.

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