L’ALTO ADIGE È (TROPPO) AVANTI!

[Post originariamente pubblicato su GIROVAGANDOBLOG] – Dopo la lunga discesa dalla cima di Hasenohr – Orecchia di Lepre m 3257 in Val d’Ultimo (Alto Adige), ci siamo fermati al caratteristico rifugio “Schuster Hütte” a quota 2310 metri. Il rifugio è in una posizione fantastica e panoramica, in cima ad un grande pascolo dove non ci sono strade, impianti di sci e neppure teleferiche. Solo un sentiero. Tutto è trasportato a spalla, con diversi viaggi, con delle grosse gerle.

E’ gestito da una simpatica famigliola: due coniugi verso la sessantina e i loro tre figli, uno adulto e due ragazzini. Il rifugio è stato ricavato da due piccolissime baite appaiate e col tetto a punta, con dei tavolacci di legno all’esterno. In una baita c’è una piccolissima cucina, nell’altra due panche con pochissimi posti a sedere. Ovunque ci sono addobbi di fiori, sculturine in legno scalpellate sommariamente, strane radici contorte con sembianze di volti e folletti. Ad ogni tavolo c’è un pezzo di legno con infilati un po’ di fiori d’erica e un rametto di cirmolo. Sembra quasi un rifugio da cartone animato, uscito da una fiaba. Una meraviglia!

A pochi metri dai tavoli, pascolano placidamente delle giovani mucche che rendono l’atmosfera ancor più agreste. L’atmosfera è rilassata e famigliare, tutti chiacchierano sottovoce e sono di ottimo umore. Davvero piacevole.

I gestori ci riconoscono (ci siamo salutati la mattina presto quando siamo passati mentre erano al lavoro alla malga sottostante), si fanno altre chiacchiere e ci chiedono, in buon italiano, com’è andata l’escursione, com’era il tempo, il panorama eccetera. Si meravigliano che abbiamo salito la cima e ancor più che siamo partiti da così lontano (io dal Trentino e la mia amica addirittura dal Veneto). Un ospite del rifugio, un tizio mai visto prima, si siede al nostro tavolo per offrirci un bicchiere di vino. Mangiamo del buon pane a fette con speck e poi un caffè fatto con la moka.

Insomma siamo andati via proprio contenti e soddisfatti, affascinati da questo micro rifugio dall’atmosfera cordiale e gentile. A volte si riesce davvero a fare turismo con pochissimo: due vecchie baite e ristorazione alla buona. Pensiamo anche che un rifugio così, da noi, sarebbe impensabile. Semplicemente perché delle baite così non esistono. Ma, ancor di più, sarebbe comunque impossibile perché l’italica burocrazia avrebbe raggiunto anche in quota gli improvvisati ristoratori per imporre leggi, regolamenti, norme UE e tutte le pastoie che paralizzano ormai qualunque iniziativa privata, specie quelle più originali e intelligenti come queste che sono una ricchezza del territorio e del turismo.

Non so perché ma a me è venuto in mente come è stata “valorizzata” Malga Stramaiolo, sull’Altopiano di Piné in Trentino, che vedete nella foto qui sotto. E mi veniva da piangere. Tutto quello che volete: altro mondo, altro contesto, altra cultura ma loro, gli altoatesini, sono davvero troppo avanti. Ma secondo voi, in una società massificata cosa cercano ancora i turisti, le differenze delle micro realtà come quelle altoatesine, o le malghe trasformate in assurde e demenziali palazzine?

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One Comment

  1. sandokan

    quanta verità cruda in questo articolo.condivido tutto specialmente l’ avversione per tutte le norme burocratiche e igieniche assurde imposte da ue e stato italiano(piccola riflessione personale:ci sono stati più casi di esaurimento nervoso per l’osservanza delle normative e la tensione per i controlli spesso coercitivi che danni alla salute dovuti ad una gestione tradizionale legata a secoli di storia)quindi potendo scegliere,io vado sempre in alto adige(per inciso italiano e comunitario).

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