MWF E IL (BUON) VINO DI SEVERINO

A Eataly presentano il Merano Wine Festival e, grazie a un paio di telefonate che mi colgono strategiche all’ultimo momento, arrivo in orripilante ritardo. Quando arrivo c’è Francesco Fadda, barba imponente ed eloquio affabulante, che parla di The Circle.

È un programma di eventi che accompagna il festival, un vero e proprio “fuori salone”. Niente live cooking nello “stage food” dedicato al cibo; una giornata sarà dedicata all’etica: parlerà Gianfranco Caselli sul tema delle agromafie. Ci sarà un ambito dedicato ai superalcolici (ma li chiamano “spiriti”, chissà perché, a me fa venire in mente Casper) e verranno proposti cinquanta vini tra quelli presenti al Merano Wine Festival in degustazioni mirate e durante i talk condotti da giornalisti.

Fabio Bacchi parla della Spirits Experience, che si muove su tre filoni: territorio, tradizione, artigianalità. Proporranno del gin, liquore dalla lontana origine italiana, poi modificato nei

Paesi Bassi ed approdato in Inghilterra; il whisky delle Highlands.

Poi Angelo Carrillo, per Naturae et Purae, sul tema della naturalità e purezza nel mondo del vino. Ci sono nuovi temi, quello dei vini naturali, dice Angelo, è “un calderone dove c’è dentro di tutto”.

Per la stampa e per gli operatori del settore ci sarà un evento sulla storia del vino nell’evoluzione alimentare dell’umanità. Il titolo è “Vino veleno o vino alimento?”.

Vino veleno o vino alimento. Mi torna in mente mio padre che mi raccontava di quando, negli anni Cinquanta, andava in giro per l’Italia a fare impianti elettrici.

Suo collega era tale Severino, un omone che lavorava di “pala e picco”, scavando buche a picconate e svuotandole a colpi di badile. Era talmente forte che una notte, per dire, infastidito da qualcosa che aveva combinato mio padre, prese materasso e tutto, con lui dentro, e lo spedì a dormire sul balcone.

Bene, questo signore, ogni mattina, posava un bottiglione di Barbera vicino alla sua postazione di lavoro e la sera il bottiglione era finito. Quando il medico gli prescrisse la dieta in bianco, perché lo stomaco mal sopportava quel trattamento, lui non fece una piega: sostituì i bottiglioni di Barbera con bottiglioni di Tocai.

Ma questo era un “vino alimento” rustico e ruspante e, con i bei tempi andati, se n’è andata anche questa idea, questo bisogno del vino fornitore di calorie dal pronto impiego. Oggi siamo attenti ad altro e del vino possono interessarci i minerali, i polifenoli e chissà quali altre cose vi si possono nascondere.

L’altro tema che affascina Angelo sono gli alimenti fermentati, come quella specie di “pre-pane” che è il porridge; si parlerà dei vini prodotti con metodo ancestrale con Mario Pojer; infine ci sarà uno show cooking con cibi fermentati.

Tre aree per la sezione “Bio&Dynamica”: biologico, biodinamico, vini naturali; il tutto presso il Castel Trauttmansdorff, quello della principessa Sissi.

Poi Dante del Vecchio parla della Regione Campania, altro partner del Festival che porterà i vini vulcanici, quattro paste di Gragnano con quattro pomodori DOP diversi e tanti altri prodotti, dalle mozzarelle di bufala alle mele annurche. La pizza è ovviamente un punto centrale, con Gino Sorbillo che guiderà una degustazione di pizza.

Alessandro Scorsone parla di Emergente Sala, che premia i migliori professionisti dell’accoglienza e del servizio (“bisogna ridare ai giovani l’orgoglio di chiamarsi camerieri”). Nella ristorazione, dice, se non è presente un sommelier l’accoglienza è carente per quanto riguarda il vino. Per questo motivo, dopo Emergente Chef ed Emergente Pizza hanno pensato ad Emergente Sala, oggi alla terza edizione.

Alessandro è anche maestro di cerimonie alla Presidenza del Consiglio, non dev’essere un lavoro facile: “ogni tanto qualcuno non mangia o non beve, sapeste come mi girano”, confida.

Infine, il mondo dei rosati. Carlo Alberto Panont è il direttore del Consorzio Valtènesi. Sono commercializzate 25 milioni di bottiglie, pochissime. I produttori di rosato della Valtènesi e del Garda, insieme con quelli di Bardolino, con gli abruzzesi del Cerasuolo e i pugliesi del Bombino Nero e del Salice Salentino stanno mettendosi insieme per cercare di promuovere questi vini.

Io non posso che sottoscrivere, sono vini profumati e versatili negli abbinamenti, e terribilmente poco diffusi sul mercato. Ne abbiamo avuto una prova alla fine della presentazione stessa, con una nutrita selezione di rosati che, tra gli altri, accompagnavano il buffet.

Qui è opportuno finire. E mi rendo conto che non ho speso una sola parola sul Merano Wine Festival stesso.

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