VIOLENZA DI GRUPPO

In tanti mi stanno chiedendo perché, quando affronto il tema degli oligopoli del vino trentino, i grandi gruppi industriali posizionati fra i primi 10 player nazionali del settore, usi espressioni e parole dai toni forti, che taluni percepiscono addirittura come offensive: violenza, barbarie, sopruso.
La spiegazione sta tutta racchiusa in queste due immagini scattate l’altro giorno in un grande supermercato cooperativo di Trento
Come definire altrimenti questa politica dei prezzi, se non con parole come violenza, barbarie, sopruso
Violenza, barbarie, sopruso nei confronti del territorio (le denominazioni Trento e Trentino) abusato e vilipeso dal discount cooperativo e nei confronti dei vignaioli individuali e collettivi (cantine sociali di primo grado) impediti dai costi di produzione a fronteggiare, anche sul mercato domestico, l’aggressività di queste politiche commerciali, agite da chi si candida a diventare il referente unico delle attività di negoziazione della produzione territoriale. E il recente cambio al vertice in Cavit va apertamente in questa direzione.
Chi ha scattato queste foto, le ha commentate così: «Gli oligopoli, come li chiami tu, stanno facendo gli stessi danni del vento in Val di Fiemme! Spianano tutto e tutti».
Alcuni esempi:
Trentino Doc Nosiola euro 2,40
Trentino Doc Chardonnay euro 2,70
Trentino Doc Sauvignon euro 3,00
Trento DOC Altemasi euro 5,88
Müller spumante euro 2,70

#seguirabrindisi

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25 Comments

  1. il Conte

    Io la penso così : libera impresa in libero territorio.
    Se si vogliono produrre e vendere perle autentiche necessariamente si deve competere con quelle coltivate.
    E per competere anche fuori dai supermercati si deve investire in creatività, forza del marchio/nome, distribuzione e vendita cosa che da noi non accade da secoli.
    Missoni, Benetton, Krizia ecc. erano piccola cosa. Investivano poco ma gradatamente.
    Nello scorso millennio, le aziende vinicole che cercavano venditori fuori dal territorio (Milano e Verona …) se li disputavano tra loro a colpi di provvigioni da ridere : e in più si trattava di agenti plurimarche che flirtavano già molto bene con Toscana e Veneto !
    Come dimenticare i prodotti “copia” – in parte scomparsi – che dovevano fare breccia anche nella GDO: i frizzanti (Grand Bleu ecc), il Moscato Rosa, i bottiglioni, i rosè che non erano la Schiava, gli amari come Re Laurino, il Merlot del contadino, le grappe alla prugna o la slivovitza ecc. ecc. ecc. ecc.
    Al vino trentino un affettuoso augurio : post fata resurgo,

  2. sandokan

    io la penso così:
    nel piccolissimo fazzoletto di terra vitata qual’è il trentino si fanno troppe tipologie di vino.
    hanno anche l’arroganza e la presunzione di farle tutte ottime,offrendo al mondo una lista di vini simile al menù di certi ristoranti,dove puoi scegliere 19 tipi di pizza,20 tipi di pesce,21 tipi di antipasti,22 tipi di primi,23 tipi di secondi,24 tipi di crne di maiale,25 tipi di……..ecc.ecc..
    ma se si facessero,che ne sò,lo spumante,il teroldego,il muller thurgau,il marzemino e quasi nient’altro,però concentrando tutte le energie su di loro,forse ci si porrebbe in una posizione più credibile e qualitativamente più competitiva e accattivante.
    io però di mercati ne capisco poco e forse è più remunerativo il sistema così com’è.
    sta di fato che difronte a due ristoranti scarto quello col menù chilometrico ed entro in quello con un menù più credibile.
    ad maiora semper

    • Angelo Rossi

      Opinione rispettabile, Sandokan, ma considera almeno un paio di cose: 1. Vero che il Trentino è un piccolo fazzoletto (comunque di 10.200 ha), ma è composto di valli e convalli ognuna con una pedologia propria, microclimi particolari, viticoltori simili e al tempo stesso diversamente forgiati nei vari siti. Siti che hanno insegnato che in certi posti va bene quella verità, in altri altre e certe varietà in nessun posto. 2. Vero che un’ampia tavolozza d’offerta complica la vita, ma se invece di enfatizzare sempre e solo le molte varietà si puntasse (anche) sul nome che tutto copre (Trentino), questo si affermerebbe come produttore di vini di qualità com’è p. es. per l’Alto Adige che di varietà ne ha più di noi, con metà superficie.
      L’alternativa, ossia la riduzione delle tipologie, facilita le vendite a consumatori che puntano sul basso prezzo, mentre i competenti sono disposti anche a spendere di più garantendo remunerazioni migliori al viticoltore. Banalizzando, anche la Coca Cola è proposta in sole due tipologie, cosicché potremmo aspettarcene due (bianco e rosso, con nomi adatti) anche per quelle due pignatte di vino che si fanno in Trentino. Coraggio, siamo sulla buona strada.

      • giuliano fago golfarelli

        Giuste parole Angelo ! Ma i “competenti” sono sempre meno, il consumo del vino è diminuito vertiginosamente mentre le bollicine di ogni tipo (leggere, eleganti e di cui alcune vengono vendute quanto la Coca Cola) e pare tengano ancora.
        Sono d’accordissimo con te : semplificare il caos e promuovere il Trentino.
        Questa è la buona strada nella quale credo anch’io .

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