A PIACENZA CON I VIGNAIOLI

Sono seicento vignaioli stretti d’assedio da chissà quanti appassionati muniti di carrello, in un ampio capannone della Fiera di Piacenza, dove momenti di confusione si alternano a momenti di delirio.
Qualche lampo, a illustrare alcuni incontri enoici.

Rizzini, Franciacorta Brut Millesimato 2012 100% Chardonnay, 60 mesi sui lieviti, gran bell’equilibrio di profumi con note floreali, pane, nocciola. Selezione 2008, 108 mesi sui lieviti, grande complessità ma forse troppa crosta di pane, troppo lievito per i miei gusti.

Pravis Sauvignon Teramara 2017, naso di Sauvignon molto tipico fogliadipomodoro-pipìdigatto, erbaceo, sapido. La Nosiola “Le Frate” è delicata, molto minerale, con profumo di nocciole e di fiori di acacia. Viene affinata in barrique di legno di acacia non tostate per non più di un anno. Ma del Nosiola (o della Nosiola, come la chiamano in Valle dei Laghi) parleremo ancora un po’ più avanti.

Bele Casel, Asolo Prosecco Colfondo DOCG, acidità spiccata, fruttato con leggero profumo di nocciola, un po’ ammandorlato nel finale. Non solo Glera ma anche vecchie varietà. Dopo 30 mesi sui lieviti è molto più equilibrato, meno irruento. L’Extra Brut è uno charmat agrumato ed elegante, con qualche nota di frutta tropicale. Sorprendente il Vecchie Uve, fruttato, floreale ma sapido, con profumi di lievito (sta 11 mesi in autoclave) e di crosta di pane. Quasi un Metodo Classico, meglio di molti Metodo Classico che ho assaggiato.

Enrico Gatti, Franciacorta Brut, Chardonnay 100& millesimo 2015. Colpisce il lieve sentore di spezie, che mi ricorda lo zafferano, e la grande facilità di beva.

Incontro Mario Pojer, gli chiedo dello Zero Infinito e mi corregge: “Zero Finito”, se n’è andato via tutto, non ce n’è più una goccia.

Il suo Brut Rosé è uno spettacolo, 50% Pinot Nero e 50% Chardonnay, almeno 18 mesi sui lieviti con il Pinot Nero “ammorbidito in barrique varie”, un’armonia di profumi di frutta rossa, frutta secca, erbaceo, vaniglia, … tante note diverse che potrebbero cozzare tra loro ma se ne guardano bene. Sono con un amico e collega, abbiamo degustato tanti vini fin qui, anche grandi vini, ma con questo Rosé ci guardiamo negli occhi e non aggiungiamo parole.

Il Besler Biank 2010 è un taglio Riesling, Kerner e Incrocio Manzoni. Ha l’aromaticità del Kerner e le note minerali del Riesling, profumi di frutta gialla appena matura; può andare avanti un bel pezzo in cantina.

Da Mariotto mi colpiscono il Cavallina 2016, 100% Timorasso, note di camomilla e frutta gialla, e anche foglia di pomodoro, ma un minerale che già inizia a virare verso l’idrocarburo e una bella sapidità a sostenerlo: mi piacerebbe provarlo tra qualche anno. Poi, l’Imbevibile. Il nome è un colpo di genio, mi ricorda il Rinnegato, incontrato un po’ di tempo fa. È un vino macerato in anfora con profumi burrosi, note di pistacchio, fiori gialli e, ovviamente, tutt’altro che imbevibile.

Adocchiamo un banchetto all’apparenza un po’ dimesso, che propone quattro vini e nessuno in coda davanti. Alle volte si inciampa nelle eccellenze per caso e questo è appunto uno di questi casi, che probabilmente gli appassionati di Barolo conosceranno benissimo, ma io ammetto la mia ignoranza. Si tratta di E. Molino, da La Morra. Nebbiolo 2016 con profumo di fragoline di bosco, fresco ed elegante; poi a salire, Barolo e poi infine una Barbera d’Asti strepitosa, proposta dopo il Barolo, ed è tutto dire.

In quel momento parte la degustazione della Nosiola, anzi è già partita.

È la Cenerentola del vino, che più avanza con l’età, più migliora, dice Mario Pojer commentando la sua Nosiola di 22 anni (tanti, ma “quando supera i vent’anni e il tappo ti aiuta, il vino è quasi eterno”). Note di caffè d’orzo sul finale, profumi tostati: ma questo vino non ha mai visto il legno.

La Nosiola però sta sparendo, c’è anche un po’ di mal dell’esca che ci mette lo zampino ma il killer è il Pinot Grigio che sostituisce tutto. Sono rimasti pochi ettari, c’è chi dice sessanta, chi dice trenta, e sarebbe un grande vino da invecchiamento, in grado di tenere testa ai Riesling e ai Timorassi, ma rischia l’estinzione.

La Nosiola “L’Ora” di Pravis è la sorella maggiore di quella assaggiata al mattino, arriva da uve leggermente appassite dall’Ora del Garda, il vento da cui trae il nome. Fa almeno 18 mesi di affinamento in bottiglia e ha un deciso sentore di affumicato, quasi di carbone, poi acacia e nocciola.

Il Maxentia è un Vino Santo che fa sei mesi di appassimento naturale. Profumo di spezie e fichi secchi, anche qui miele di acacia.

Infine Pisoni, Vino Santo 1983 imbottigliato nel 1995. In passato il Vino Santo era un vino del popolo, tenuto in casa quasi con proprietà medicinali, per invogliare bambini svogliati a studiare o per rinvigorire una puerpera. Grande vino più marrone che ambrato, un po’ torbido, con i profumi delle vecchie farmacie, ricordi di quando da piccolo andavo con mia nonna, polvere, spezie, noci e nocciole tostate e caramellate.

Che invidia per quei bambini svogliati di un tempo.

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