IL VINO SOTTO I CIELI D’ARGENTINA


Malbec e empanadas: un tuffo in Argentina per le celebrazioni della giornata mondiale del Malbec. È il Consolato argentino a Milano che organizza una serata sul vino, anzi sul vitigno, Malbec.

Il clima è quello delle grandi occasioni.

C’è il Console argentino Cristian Roberto Dellepiane Rawson a presentare l’incontro. C’è il miglior sommelier Fisar d’Italia 2018, Marco Barbetti, a guidare la degustazione insieme a Emiliano Marelli, il Delegato di Fisar Milano. I sommelier Fisar a servizio sono veterani in alta uniforme. Le empanadas che verranno servite tra il primo e il secondo flight sono a base di carne argentina, cucinate da una signora argentina. Nulla è lasciato al caso.

La sala è una delle più grandi e più belle dell’Hotel Villa Torretta a Sesto San Giovanni.
Ero stato a visitare la villa nel 2015 con il FAI, durante una delle Giornate di Primavera. Era una villa di delizie del XVI secolo, ci diceva la guida, così chiamavano le dimore destinate alla villeggiatura dei ricchi; tra gli ospiti illustri si annovera anche Alessandro Manzoni. Poi era diventata cascina e finita in degrado; una sera, negli anni Sessanta se non ricordo male, una cinquecento si era schiantata contro un muro scoprendo un affresco. Ancora anni di abbandono, poi la riscoperta, il restauro e la destinazione ad hotel/ristorante.

L’Argentina è il quinto produttore al mondo di vino. Le viti arrivano fino a 2000 metri di altitudine nella zona più vicina all’Equatore, c’è una varietà di suoli molto ricca e un’acqua molto pura.

Si produce, per l’appunto, soprattutto Malbec e la superficie vitata è in costante crescita. In Argentina il Malbec è arrivato portato da un agronomo francese e poi è cresciuto come qualità nelle mani degli immigrati francesi e italiani. Ci racconta la sua storia un breve video.

Ero curioso di degustarlo perché al corso da Sommelier ci erano capitate due bottiglie brettate, cioè affette da Brettanomyces, con il risultato che il vino aveva un odore che ricordava quello degli stracci asciugati male. Eravamo rimasti, è il caso di dirlo, a bocca asciutta, e personalmente non avevo più avuto occasione.

Il Malbec dà origine a vini di grande corpo, spesso strutturati. L’uva ha buccia sottile e molti antociani e il vino mantiene un vivace color porpora anche dopo anni di invecchiamento.

El Porvenir Laborum Single Vineyard 2016 è per l’appunto porpora, complesso, con sensazioni olfattive altalenanti mentre il vino evolve nel bicchiere (frutta matura, prugne secche, spezie, tabacco … ). In bocca entra morbido ma è verticale, il tannino è ancora da domare, molto fresco per acidità, qualche anno di invecchiamento non può che fargli bene.

Pachamama Malbec 2015 è di un porpora che colora il vetro del bicchiere, la goccia che dovesse cadere sui vestiti non perdonerebbe. Anche qui tabacco, spezie, frutti rossi, cacao, un accenno di balsamico. In bocca è morbido, l’alcool è bene integrato, l’acidità ben vestita, il tannino delicato.

Finca Sophenia Malbec 2015. Profumi di rosa secca, pot-pourri, cipria, erbe aromatiche, vaniglia, scorze d’arancia. Meno intenso dei precedenti, i profumi sono un po’ più lontani; ha una bella sapidità, un tannino un po’ più pungente e ampi margini di miglioramento in bottiglia.

Navarro Correas Alegoria Malbec 2015. Si percepisce la parte fruttata, ciliegie mature, confettura, frutti di bosco. Poi la vaniglia, ben percepibile, pepe, grafite, liquerizia. Una sensazione eterea copre i profumi. È un vino di corpo che riempie la bocca, un po’ più spigoloso ma comunque piacevole. Il tannino è a trama fitta, un po’ polveroso che pulisce la bocca.

Possiamo dire dopo il primo flight che abbiamo le principali caratteristiche nel colore, nel corpo, nel tannino carnoso; nel corredo olfattivo ci sono quasi sempre frutti rossi e ciliegie, tabacco, il legnetto della liquirizia che dà la persistenza.

Mentre servono le empanadas, sullo schermo scorrono un video con immagini dell’Argentina: mare, ghiacciai, paesaggi sterminati e ovviamente vigneti.

Nel prossimo flight il primo vino è il Saurus Barrel Fermented Malbec 2015. Si chiama Saurus perché hanno trovato i resti di un dinosauro nella tenuta. Ematico, floreale, fruttato, note di nocciola tostata, foglie di tabacco e vegetale. Alcolicità ben presente, un tannino più leggero, la fermentazione in legno ha lasciato la sua impronta.

Catena Zapata Malbec argentino 2013. Molto intrigante con profumi ben amalgamati. Si sente subito la frutta rossa, ciliegie, poi boisé, note terrose, cacao e caffè, sottobosco; poi ginepro, cannella, erbe aromatiche, scorze di mandarino candite. Entra deciso e riempie la bocca; meno “graffiante” di altri, può ancora maturare.

Flecha de los Andes Gran Malbec 2013, il più “francese” di tutti. Frutta che si alterna a pepe, foglie di tabacco, bastoncino di liquirizia, terra e sottobosco, roccia e grafite, scorza d’arancia. In bocca è corposo, vellutato e carnoso, elegante. La freschezza è percepibile. Vino già piacevole, può ancora migliorare.

El Hijo Prodigo Malbec Reserva Single Vineyard 2008. Il colore qui tende al granato, ha il corredo olfattivo di un vino evoluto. Frutta sotto spirito, prugne secche, speziatura di pepe e chiodi di garofano, liquirizia, cuoio, caffè, cacao. All’ingresso in bocca è centrare, morbido. Il tannino è polveroso, i profumi di frutta sono ancora vivi e freschi. È un vino maturo.

Alcuni vini sono oggi nella loro migliore condizione (Catena Zapata, Flecha de los Andes, Pachamama), altri sarebbe interessante provarli tra qualche anno.

Sono vini del Nuovo Mondo che si portano dentro molta Europa, Francia e soprattutto Italia.

Italiani sono anche molti nomi di produttori ed enologi che abbiamo sentito nominare stasera. Del resto, non era Jorge Luis Borges che diceva di non essere un vero argentino, perché non aveva sangue italiano nelle sue vene? In cambio, noi usciamo stasera portandoci dentro un pezzo di Argentina.

 

 

Il video con la storia del Malbec si trova a questo link

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Informazioni su Stefano Ferroni

Erano mesi che venivo descritto da un Lorem Ipsum e non mi decidevo mai a cambiarlo. Un po’ per pigrizia, ma anche perché mi piaceva che a descrivermi fosse un nonsense poetico, che parlava di un luogo remoto, lontano dalle terre di Vocalia e Consonantia … oggi però sento che è venuto il momento. Lombardo di nascita e residenza, trentino di origine e di cuore, qualche affetto mi lega anche al Piemonte. Di mestiere faccio altro, il consulente di ICT Management; fino a non molto tempo fa il vino lo ho frequentato solo dall’orlo del bicchiere. Conosco Cosimo Piovasco di Rondò da quando eravamo bambini; un giorno ho cominciato a scrivere su Trentinowine, per gioco, su suo suggerimento, e per gioco continuo a farlo. Seguo il corso di sommelier della FISAR Milano, divertendomi un sacco. Più cose conosco sul vino, meno mi illudo di essere un professionista o un esperto. Qualcuno, ogni tanto, dice di leggermi e di apprezzare questo mio tono distaccato; io mi stupisco sempre, sia del fatto che mi leggano, sia che apprezzino. E ne vado fierissimo.

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