CAPITAN FINDUS ALLA BESANA


Fa un freddo cagnaccio alla Rotonda della Besana per Best Wine Stars 2019. Cerco il banchetto con il vin brulé ma non c’è.

I sommelier sono intirizziti: qualcuno, pochi, resiste stoicamente in smoking (ma sotto la camicia ha indumenti tecnici da alpinista), altri si sono coperti come potevano, qualcuno ha definitivamente capitolato e va in giro con piumino, sciarpa o scialle.

I produttori di vini rossi sono disperati, anche scaldare il vino con le mani non è così facile, prima bisognerebbe scaldare le mani. I produttori di bianchi hanno le bottiglie fuori dalla boule, tanto ci sono 11 gradi e una brezzolina tesa, che li metti nel ghiaccio a fare?

Qui si usa un sistema interessante, il Memorvino. All’ingresso, se si vuole, si può lasciare il proprio indirizzo di mail; c’è un piccolo tag RFID appiccicato sotto il bicchiere (insomma un adesivo bianco) che è associato a ciascun partecipante. C’è un lettore per ogni banchetto e se vi si appoggia il bicchiere si può comunicare quali vini si sono degustati a quel banchetto: a casa arriverà una mail con tutte le schede tecniche.

Tenuta La Cà, a Calmasino, nel Veneto, è il recupero di una tradizione di famiglia da parte di due giovani viticoltori. Hanno investito parecchio in tecnologia all’avanguardia, e si sente. Sia per i bianchi che per i rossi si sfrutta la gravità per ridurre al minimo l’uso di macchinari; per i rossi la pigiatura avviene proprio per gravità, senza presse.

I vini che ho degustato sono fini, a partire dai due Chiaretto (io e il Bardolino Chiaretto spesso non andiamo d’accordo, sappiatelo), uno in versione ferma e uno in versione spumante. Leggeri profumi di frutta gialla per entrambi, freschi e piacevoli.

L’Intuito 1 bianco, blend di varie uve storicamente presenti in azienda con passaggio in legno, è un esperimento riuscito. Spezie e frutta gialla, una bella sapidità, acidità e un buon corpo ne fanno un bianco importante, anche da invecchiamento.

Il Dritto è figlio della pigiatura per gravità; mantiene un bel fruttato di piccoli frutti rossi e una lieve speziatura data dalla Corvina.

Il Calis è una variazione del taglio bordolese che tento con qualche difficoltà di scaldare nel bicchiere. Si percepiscono spezie e frutti rossi e chissà alla temperatura giusta che altro si potrebbe cogliere. Una buona finezza generale distingue questi vini.

Cantina Fratelli Follo. Mi versano un Taurasi, il Sogno, morto di freddo, lo tengono nel polistirolo cercando di ripararlo, credo invano: lo riscaldo come posso. Mi viene da chiedere per prima cosa: “ma che legno fa?” e mi guadagno un’occhiata di rispetto. Usano botti di rovere e di castagno dei boschi avellinesi, costruite appositamente da un artigiano locale. Conferisce al vino dei profumi di legno diversi, empireumatici, mi verrebbe da dire più secchi, più maschi, ma ben integrati.

Lunga sosta presso Baccicchetto. Vini friulani, per la maggior parte freschi e fruttati, dalla zona di Latisana. Interessanti, tra gli altri, il Radixuva, da uve Soreli, una piccola parte vinificata in barriques, il resto in acciaio. Frutta bianca e fiori bianchi, qualche leggero terziario. Interessanti anche la Ribolla gialla, la Mueller Thurgau e il refosco dal peduncolo rosso.

Fazio Wines, Grillo DOC Erice. A Erice ci sono caratteristiche pedoclimatiche uniche e si riflettono nell’Aegades da uve Grillo, che ha ricevuto il premio Best White Wine in questa manifestazione. Gran bel bianco in effetti, agrumato e minerale al tempo stesso.

Molto particolare la Anas-Cëtta di Elvio Cogno. Ha profumi di erbe aromatiche e a me ricorda il coriandolo fresco (sono tornato da poco da una vacanza in Marocco e ce l’ho ben presente).

Un bel passito, dolce ma fresco, niente affatto stucchevole è il Piasj di Destefanis, in Piemonte. Miele d’acacia, frutta secca ma anche un ricordo aromatico del moscato e del sauvignon che lo costituiscono.

Interessante la Malvasia Puntinata di Eredi dei Papi, prova che il Lazio sta cercando di scrollarsi di dosso l’immagine di produttore di vini di bassa qualità. I profumi sono delicati e fini, erbacei e floreali.

Oramai, complice la barba e l’età, sono congelato dalla testa ai piedi e mi sento Capitan Findus. Prendo un tram, che è riscaldato e mi scongelo pian piano, A bordo c’è un barbone con il suo cane, probabilmente passa la giornata da un capolinea a un altro. È cordiale e il cane mansueto, ho solo una moneta da due euro ma gliela do, a me non cambia nulla, a lui e al suo cane forse sì.

Questo freddo che uccide i vini rossi affratella un po’ gli umani.

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Informazioni su Stefano Ferroni

Erano mesi che venivo descritto da un Lorem Ipsum e non mi decidevo mai a cambiarlo. Un po’ per pigrizia, ma anche perché mi piaceva che a descrivermi fosse un nonsense poetico, che parlava di un luogo remoto, lontano dalle terre di Vocalia e Consonantia … oggi però sento che è venuto il momento. Lombardo di nascita e residenza, trentino di origine e di cuore, qualche affetto mi lega anche al Piemonte. Di mestiere faccio altro, il consulente di ICT Management; fino a non molto tempo fa il vino lo ho frequentato solo dall’orlo del bicchiere. Conosco Cosimo Piovasco di Rondò da quando eravamo bambini; un giorno ho cominciato a scrivere su Trentinowine, per gioco, su suo suggerimento, e per gioco continuo a farlo. Seguo il corso di sommelier della FISAR Milano, divertendomi un sacco. Più cose conosco sul vino, meno mi illudo di essere un professionista o un esperto. Qualcuno, ogni tanto, dice di leggermi e di apprezzare questo mio tono distaccato; io mi stupisco sempre, sia del fatto che mi leggano, sia che apprezzino. E ne vado fierissimo.

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