Risolto il mistero del post sparito, o almeno così penso. Era un post con questo stesso titolo, ma nel titolo non era nominato il gomito, bensì un’altra parte del corpo: espressione colorita, lo ammetto, ma icastica, efficace.

Tutto sommato un post piacevole, che trattava di vino come mio solito, di una serata trascorsa tra Pinot nero di Oregon, Francia e Patagonia, ma che nessuno sembrava avere letto. Dai gruppi su Facebook, solo una reazione. Neanche un paio di amici taggati avevan fatto un cenno, insomma il deserto.

Incontro un’amica sommelier l’altra sera, parlo per caso del post e mi dice che non l’ha visto. Chiedo ad altri amici, anche loro sommelier: non l’hanno visto. Il sospetto diventa certezza: vuoi vedere che Mark non vuole che si parli di gomito? Perché sulla piattaforma di Mark si può scrivere di ogni, puoi aizzare gli altri contro questo e quello, augurare una rapida fine a qualcun altro, far virtualmente affogare donne e bambini, dire a una Presidenta cose indicibili: ma il gomito no, eh quello proprio no.

E allora, caro Facebook, con affetto: vai a fare in gomito.

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