Prodotto dall’azienda agricola Venatoria Tacinaia di Quarrata (Pistoia), piccolo centro che fa parte dell’itinerario enogastronomico della Strada dell’Olio e del Vino del Montalbano sono attirato nel supermarket da questo – ignoto per me – Doc Vin Santo del Chianti del 2016.
Lo acquisto con diffidenza, visto il prezzo (5.5 euro) e considerate l’etichetta e contro etichetta spartane dove si dice : “Le migliori uve bianche del Chianti appassite alcuni mesi in fruttai. Il mosto ottenuto affina per tre lunghi anni in piccoli caratelli come da secolare tradizione”.
In poche righe mi hanno detto tutto – c’è la secolare tradizione di cui ormai vino e dintorni sono pieni come pure lo stemma che non può mancare: devo ancora trovare l’azienda che dice “fondata l’altro ieri” mentre conosco quelle di antica stirpe attiva …fin dal 1948!
Il  Giuggiolo, assaggiatone con circospezione un bicchierino, mi manda letteralmente in brodo di giuggiole, alla faccia del mio colesterolo espanso. Colpa anche del redivivo pandoro Melegatti, con tanto di zucchero a velo.
Vino secco quel tanto che basta, dolce al punto giusto, bel colore, simpatico aroma insomma davvero superiore a tanti.
Soprattutto per il prezzo! Il che mi fa pensare che di prezioso ci siano solo l’oro, i diamanti e  il petrolio e che al costo elevato spesso non corrisponde una elevata qualità ma solo status symbol con un pizzico di borghese vanteria.

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