COPERTINA

A volte gli abbinamenti casuali si avvicinano alla perfezione. Nascono per caso, ma forse non a caso. E questa, che sto per raccontare, è stata una di quelle volte. Dunque, la sola certezza del momento era costituita da una bottiglia di Incrocio Manzoni – da Fora, Produttori di Toblino, 2018, 24,90 euro sullo shop on line aziendale -, che da

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Adesso che nolente mi sto assuefacendo ai domiciliari, si accavallano pensieri disparati, dai ladri forzatamente inoperosi, alle future mangiate di pesce e selvaggina in ripopolamento, a come saranno capelloni anche quelli che non hanno fatto il ’68 o ridicoli quanti si saranno fatti l’auto-sfumatura e via cioncionando. Già stanco anche della valanga di battute audio/video che girano sui cosiddetti social,

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Finalmente uno sprazzo di frizzante buon umore stasera, ad interrompere per un attimo il buio di queste giornate che mi scoprono così spesso con gli occhi umidi e i pensieri fragili. Basta così poco, a volte, per farsi amica la notte. Una semplice pizza condita con le cipolle, desiderata per tutta la giornata con la stessa bramosia intemperante e sognante

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[ Immagine gentilmente concessa da winemag.it ] Il pluralismo è uno degli elementi costitutivi del vino territoriale. Forse il più importante. Di sicuro è imprescindibile. Il pluralismo delle esperienze vinicole radicate dentro il territorio crea valore. valore economico e valore sociale. Un valore progressivo che accresce la qualità e plasma il profilo identitario di un territorio che si arricchisce e

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A margine del seminario – degustazione “Non solo Trento, non solo Trentodoc” che lunedì 17 febbraio ha animato l’Enoteca Provinciale di Trento – Palazzo Roccabruna, il collettivo di Territoriocheresiste ha voluto celebrare il ruolo attivo e formidabile degli uomini, alcuni purtroppo recentemente scomparsi, che hanno esercitato, ed esercitano, un ruolo attivo e insostituibile nella promozione, nella produzione e nella politica

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LOCANDINA DELL’EVENTO IN PDF Un viaggio esplorativo, fra teoria e pratica, nella tradizione e l’attualità del metodo classico trentino. Questo sarà il filo rosso della serata prevista per il 17 febbraio 2020 a Palazzo Roccabruna – Enoteca Provinciale di Trento (Trento, ore 20,30). Indagare la declinazione locale nella metodologia classica consentirà di guadagnare una prospettiva cognitiva nuova e sorprendente sulle

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Sempre e per sempre Teroldego. È il rotaliano, non solo Doc, a vincerei il rally trentino dei Vinibuoni d’Italia 2020*, aggiudicandosi 7 (su12) “Corone”, il massimo riconoscimento conferito dall’unica guida italiana interamente riservata agli autoctoni; sebbene da qualche anno sia stato inserita anche una sezione dedicata ai vini spumanti. Solo un passo indietro, con la “Golden Star”, altri due vini

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[*] colorita espressione trentina liberamente traducibile in italiano con: “Siamo proprio con il culo per terra“ La telefonata dal vecchio professore e decano dei giornalisti agricoli trentini arriva di buon mattino. Da cronista, cerca notizie: “Cosa pensi stiano facendo di questi tempi quelli del nostro settore vitivinicolo?”, chiede. Gli rispondo: “Magari stessero facendo qualcosa!”. E aggiungo: “Il guaio è che

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La continuità ci dà le radici; il cambiamento ci regala i rami, lasciando a noi la volontà di estenderli e di farli crescere fino a raggiungere nuove altezze. (Pauline R. Kezer) Azienda Agricola Longariva, Pinot Nero 1999 Zinzèle Riserva Nel cuore della Vallagarina, Dell’annata 1999 si ricorda come molto siccitosa: ha donato al vino note di severità che solo il

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Qualche lettore ha fatto notare che a parte la contrarietà agli oligopoli vitivinicoli trentini, non si capisce bene dove noi (A.T./B.R.) si voglia andare a parare. Giusto. Se questo è ciò che resta, vuol dire che l’articolo di qualche giorno fa non era chiaro abbastanza, avendo dato per scontato che il pregresso del discorso fosse noto a tutti. Allora, a

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In altri tempi dopo il post di Cosimo sul matrimonio maledetto (LaVis/Cavit) si sarebbe scatenato un finimondo, invece niente. Evidentemente i nostri sodali si sentono financo carini nel non infierire sui pochi “giapponesi” non rassegnati ad una guerra finita da tempo e a questo matrimonio(?) riparatore o di convenienza, non certo d’amore per il territorio. Quindi da maledire fin dalla

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Quindi, Cantina La-Vis e Cembra Cantina di Montagna dopo 15 anni di successi e di tribolazioni rientrano nell’orbita Cavit. L’accordo è stato firmato venerdì a Milano. Domani sarà presentato a Trento. Ieri la stampa locale ha salutato l’operazione con un surreale titolo d’intonazione encomiastica: “Cavit e La-vis: super nozze”. Più che un super matrimonio, personalmente, invece, giudico questa ulteriore concentrazione

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Non ricordo più chi ha detto “rinnovarsi o perire”, ma sia sul blog che sui social pare che siano in tanti ad apprezzare questo costante, serio, sforzo rigenerativo. Tuttavia non è sufficiente lavorare ad una nuova grafica e sforzarsi, con tenacia e ostinata ostinazione, a raccontare il vino e il dietro le quinte del vino: ci vuole anche quel pizzico

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