‘NA BRUTA BANDA

[*] colorita espressione trentina liberamente traducibile in italiano con: “Siamo proprio con il culo per terra“ La telefonata dal vecchio professore e decano dei giornalisti agricoli trentini arriva di buon mattino. Da cronista, cerca notizie: “Cosa pensi stiano facendo di questi tempi quelli del nostro settore vitivinicolo?”, chiede. Gli rispondo: “Magari stessero facendo qualcosa!”. E aggiungo: “Il guaio è che

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Sotto la vigna di Natale del Trentino quest’anno il vecchio Santa Klaus, sbaragliando tutti i tavoli di infruttuoso lavoro che da anni impegnano Consorzio Vini, ha lasciato il più bel dono che il vino trentino potesse augurarsi: la prima DOCG provinciale (e anche regionale; almeno questa volta i fratelli sudtirolesi sono stati batutti sul tempo). Tuttavia, davvero a sorpresa, lo

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In altri tempi dopo il post di Cosimo sul matrimonio maledetto (LaVis/Cavit) si sarebbe scatenato un finimondo, invece niente. Evidentemente i nostri sodali si sentono financo carini nel non infierire sui pochi “giapponesi” non rassegnati ad una guerra finita da tempo e a questo matrimonio(?) riparatore o di convenienza, non certo d’amore per il territorio. Quindi da maledire fin dalla

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Quindi, Cantina La-Vis e Cembra Cantina di Montagna dopo 15 anni di successi e di tribolazioni rientrano nell’orbita Cavit. L’accordo è stato firmato venerdì a Milano. Domani sarà presentato a Trento. Ieri la stampa locale ha salutato l’operazione con un surreale titolo d’intonazione encomiastica: “Cavit e La-vis: super nozze”. Più che un super matrimonio, personalmente, invece, giudico questa ulteriore concentrazione

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  La notizia, della porcata, è questa: Provincia di Trento e Trentino Marketing, sotto la regia di Camera di Commercio, invitano le cantine a vestire la capsula delle bottiglie con il logo territoriale, la famosa farfalla malossiniana. Un po’ come capita, da tempo, in Alto Adige. E allora, dov’è la porcata, direte voi? È subito spiegato: la capsula griffata potrà

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Secondo l‘Istituto della Grappa Trentina, il distillato di vinaccia sarebbe un toccasana per combattere il caldo. E affida il messaggio ad un singolare vademecum per sopravvivere felicemente all’estate. A questo punto cade ogni barriera e il marketing la fa definitivamente da padrone. Su tutto. Anche sul buon senso. Magari facciamola bere anche ai nostri vecchi, quelli a cui tutti consigliano

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Era da parecchio tempo che non leggevo un’analisi così lucida, precisa, dissacrante e perfino avvilente come quella tracciata ieri sul quotidiano TRENTINO da Paolo Mantovan. In poche righe e in un sol colpo smaschera l’oggettiva marginalizzazione e banalizzazione della politica e del ceto politico rispetto ai processi reali e la modificazione genetica e tumorale che ha ferito mortalmente la cooperazione

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La Tribuna di Treviso ci informa che secondo l’ISPRA, l’agenzia di stato per la ricerca ambientale, sulle colline del Prosecco, appena proclamatete patrimonio Unesco, anche i vigneti consumano il suolo, insieme al cemento e all’asfalto. Bene se la vigna è equiparata ad un cantiere, vuol dire che l’unico suolo buono, e l’unico verde buono, è quello della jungla e delle

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Si sentiva il bisogno impellente del mago Tiresia di San Michele all’Adige per certificare che la sfida del futuro si vince con la qualità. E forse questa non è nemmeno la risposta giusta. Perché la “qualità”, da sola, è un’astrazione. C’è invece solo un marcatore, dato il presupposto della qualità, che consente di attrezzarsi nella competizione con il futuro, soprattutto

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Cosa non ci si inventa per vendere una bottiglia di vino. Fra influencer che non hanno mai stappata una bottiglia ma sanno scattare selfie cliccatissimi e giostre spettacolari che eccitano l’emotività offrendo esperienze estreme, ho sempre più la sensazione che il vino si stia smaterializzando, perdendo la sua carica narrativa ripetto al territorio. Emarginato ad una modesta funzione ancillare del

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A proposito dell’evasione (ma si fa sempre più verosimile l’ipotesi di una vera e propria Ley de Fuga) di M49 dal recinto “blindato” di Casteller, il caudillo di Piazza Dante dichiara su FB: “…Tutto ciò rende giustizia delle preoccupazioni che avevamo espresso circa la pericolosità di questo esemplare e delle misure che avevamo deciso di assumere“. Ma è proprio sicuro,

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È durata poco la prigionia di M49. L’orso ha scavalcato il recinto elettrificato di Casteller a distanza di poche ore dalla cattura. Ora l’ordine governativo è perentorio: sparare a vista. La caccia al fuggiasco è già cominciata. La dietrologia è facile e già si spreca. La grande fuga potrebbe essere stata, per così dire, facilitata per giustificare l’abbattimento dell’orso ribelle

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