PAUSA CAFFÈ

«Rimane lo stupore, e anche un po’ di imbarazzo, di fronte a quel divertito sberleffo della sorte in base al quale, per la seconda volta, Muhammad Kongira vince la Gran Tenzone del Tonco de Pontesel. Senegalese, nero al punto da essere soprannominato Biancaneve e pure musulmano, sicché il suo Tonco, lui, non l’assaggia nemmeno», scriveva così Stefano Ferroni, una decina di giorni fa su Territoriocheresiste.

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Lo chiamavano “il frate”, il nome di tutta una vita, segno di una fede perduta, di una vocazione finita. Lo vedevi arrivare vestito di stracci e stranezza, mentre la malizia dei bimbi rideva della sua saggezza… Dopo un bicchiere di vino, con frasi un po’ ironiche e amare, parlava in tedesco e in latino, parlava di Dio e Schopenhauer. E

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Caro partecipante al ciclo di incontri “ABC DEL VINO – Vino, un gesto estetico o un atto politico?”, ci permettiamo di rubarti qualche minuto per chiederti di aiutarci a capire dove abbiamo sbagliato e dove abbiamo fatto bene. E soprattutto per capire se dobbiamo continuare su questa strada o cambiare registro. Ti ringraziamo del tempo che vorrai dedicare alla compilazione

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Esiste la menzogna della letteratura, esistono l’auto da fé della letteratura e la sua impertinente necessità. Esiste un legame viscerale tra progresso civile, memoria letteraria e ardore interpretativo di quegli strati, umanissimi e necessari, che hanno costruito identità ed alterità; esiste l’endiadi visionaria della cultura, questa dea splendidamente “inutile” (nella vulgata della mercificazione integrale dell’essere uomini), che conquista faticosamente i

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  Memorie fragili/ nelle rovine circolari di un tempo in fuga. Sciabordio di parole concave/, di giorni disanimati/, di rivolte estetiche e di vuoti etici. E poi il silenzio ostile delle città tristi che hai attraversato, il sortilegio delle tue lune d’oriente, // l’azzardo della ragione ,composta e deposta;// l’ossessione e il languore di ogni deriva del pensiero che tu

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Turgenev usa il termine nichilista per la fronda di sovversivi che si oppongono al dispotismo zarista, comunisti, eresiarchi, slavofili. Uomini che vivono il tempo come lotta e conflitto dinamico di idee e praxis rivoluzionaria. Oggi nichilista sembra quasi indicare, per imbarbarimento semantico e deprivazione etica, rinuncia dell’essere, amoralità, estenuazione. Si brucia nell’inferno del nulla e si spaccia questa lenta agonia

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La polverizzazione ideologica agisce lentamente, ma produce i suoi mostri. E non basta la deriva favolistica e massificante del cambiamento , non basta la visione manichea del fas et nefas nel torbido di un camaleontismo politico tout court. Quanto subdolo allineamento sdoganato con il pretesto della rivoluzione culturale, con l’impostura evocativa di un passato che non è più. Gramsci mon

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