VOX POPULI VOX DEI

  • From Pina Vulpiani on CRONACA DI UN CASTIGO ANNUNCIATO

    2018/02/06 at 9:42 pm
  • From Tiziano Bianchi on CRONACA DI UN CASTIGO ANNUNCIATO

    Varda Michele, te me fai begar anca co le me done…. i ne varda perfim da Roma. l’ora che la serente su. Mi te domando scusa….dell’irriverenza…e ti te me dai la to amicizia…..’n altra volta…dai. Prometo che nol fago pu….i ne varda da Roma…le me done le me dis su…dai …falo per quelo…almem..

    2018/02/06 at 9:44 pm
  • From Francesco Terreri on VIGNETO TRENTINO, LA DISCESA AGLI INFERI

    Del forte calo del valore dei vigneti trentini ne abbiamo parlato sull’Adige del 29 novembre scorso. All’epoca Bruno Lutterotti, presidente Cavit e Cantina Toblino, commentò che erano finite “le quotazioni falsate dei terreni degli anni scorsi, quando professionisti o imprenditori edili compravano vigneti a scopi speculativi”. Non saprei dire se avesse ragione, bisognerebbe fare un’inchiesta. Mi domando però: anche dieci anni fa c’erano i consorzi industrialisti e gli oligopoli cooperativi e, viceversa, in questi dieci anni vignaioli e viticoltori “territorialisti” non sono andati indietro, anzi sono cresciuti. Non sono sicuro che si possa fare questo collegamento così diretto tra prezzi dei vigneti, che restano comunque fra i tre più alti d’Italia, e politiche sul vino, indipendentemente dal giudizio che si dà su queste.

    2018/02/06 at 10:17 pm
    • From Tiziano Bianchi on VIGNETO TRENTINO, LA DISCESA AGLI INFERI

      il raffronto andrebbe fatto non per province/regioni ma per t. Detto questo, comunque, secondo me il quadro generale ci sta: si, ha ragione Bruno sulla bolla industrialista del pinot grigio molti speculatori ci puntarono (non furono gli edili ma va bene). Ma qulla bolla che ebbe la sua punta massima nel 2002/3, comunque si sviluppava sulle basi di un passato, quello della seconda meta del secolo scorso, che aveva costruito le denominazioni e che aveva investito sulla territorialita. Una fase in cui gli oligopoli si stavano preparando alla grande rapina, ma non la avevano ancora compiuta; ti ricordo che fino alla fine degli anni novanta il settore era governato da un comitato interprofessionale paritetico (sul modello francese della champagne): poi ci fu il colpo di mano in stie golpista e cileno che lo soppresse e lo sostitui con l’attuale consorzio. e da quel momento le politiche oligopolistche degli oligarchi cooperativi ebbero la meglio. così, bolla speculativa compresa, cominciò lo stupro del Trentino. Il risultato è questo, quello descritto da questa tabellina. generica fin che vuoi, ma senz’altro indicativa.

      2018/02/06 at 10:29 pm
  • From Rudy Mottes on VIGNETO TRENTINO, LA DISCESA AGLI INFERI

    È una concausa di una politica che punta al marketing e poco al territorio con vini svenduti a basso prezzo. Ci vorrebbero più qualità, anche meno etichette e meno camion di vino Veneto.

    2018/02/07 at 5:55 am
    • From Roberto Forcinella on VIGNETO TRENTINO, LA DISCESA AGLI INFERI

      Dove c’era la qualità hanno chiuso i cancelli e azzerato le vendite e distrutto un brand costruito con anni di sacrifici e di produzioni eccellenti !!!

      2018/02/07 at 7:28 am
  • From sandro on VIGNETO TRENTINO, LA DISCESA AGLI INFERI

    Buongiorno, io non so dove di preciso trovano i dati gli addetti, posso solo dire che, se mi trovate in zona Vallagarina un ettaro di terreno a 160.000€ ,datemi subito il nome del venditore.
    Le ultime vendite in zona Ala -Avio che purtroppo (o per fortuna per il giovane contadino che si deve costruire un azienda) non è considerata zona particolarmente pregiata, sono andate tra i 250000 e 350000€.

    2018/02/07 at 7:41 am
    • From Tiziano Bianchi on VIGNETO TRENTINO, LA DISCESA AGLI INFERI

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      2018/02/07 at 11:06 am
    • From Tiziano Bianchi on VIGNETO TRENTINO, LA DISCESA AGLI INFERI

      I dati sono quelli raccolti ed elaborati dal CREA, un ente governativo che mi pare di capire essere informato da principi scientifici.
      Poi hai ragione, gli ultimi scambi nel fondovalle hanno fatto registrare vealori fra i 25 e i 35 euro/metro. (in piana rotaliana siamo ancora sui 50).
      Ma ti ricordi quali erano i valori cinque anni fa nel fondovalle lagarino? Si scambiava regolarmente a 50 euro /metro. Quindi la parabola discendente mi pare confermata anche li. Sulla media provinciale a 160, poi, credo incida molto anche la fortissima svalutazione che si registra in collina dove gli scambi anche recente sono avvenuti a poco piu di 10 euro. Ma queste cose tu le sai bene. In ogni caso temo che siano destinati ancora scendere, anche in fondovalle, se anche nei prossimi anni verrà confermato un ricavo ettaro medio di 14/15 mila euro ettaro. Con questo ritmo di ricavi l’ammortamento dell’investimento immobiliare diventa secolare….temo.

      2018/02/07 at 11:01 am
  • From Alessandro Ghezzer on VIGNETO TRENTINO, LA DISCESA AGLI INFERI

    ho provato a seguire la discussione e, da profano, non ci ho capito quasi nulla 🙁

    2018/02/07 at 7:47 am
    • From Tiziano Bianchi on VIGNETO TRENTINO, LA DISCESA AGLI INFERI

      Naturalmente, bisognat anche ricordare che il modello globalista Giacomini-Rizzoli, innescò anche una grande operazione di distribuzione del reddito nelle campagne trentino (finanziato soprattuto con il commercio sulle altre denominazioni). Ci furno anni in cui l’uva Pinot Grigio toccava le quotazioni dell’oro. Mi pare che attorno ai primi anni 2000 si arrivò ad una quotazione media di 220 euro quintale, insomma roba da girare con la scorta armata a difesa dei carri dell’uva. Insomma non fu tutto male, non fu il grande male, o solo male, quella poltica: ma fu una politica con il fiato corto e soprattutto a danno del territorio e della sua reputazione. Ma generò un mare di soldi.

      2018/02/07 at 2:04 pm
    • From Tiziano Bianchi on VIGNETO TRENTINO, LA DISCESA AGLI INFERI

      Alessandro Ghezzer, proviamo a metterla così. E partiamo da quello che possiamo considerare lo spartiacque nel settore vino nazionale: lo scandalo del metanolo. Siamo a metà degli anni Ottanta. Quello fu l’evento shock che costrinse tutti i territori a ripensare il loro modo di produrre vino e di venderlo.
      E torniamo in regione: L’Alto Adige, prima, era messo, in quanto a reputazione, qualità, fama, redditività, assai peggio del Trentino: molto sfuso, molti tagli, anche con roba che arrivava dal Trentino.
      Ma quello fu un momento cruciale: che impose a tutti un ripensamento. L’Alto Adige scelse senza tentennamenti una politica orientata al prodotto: territorio, qualità, mercato locale (soprattutto turistico) e nazionale. Una strada che ha fatto ricadere il vino alto atesino sotto il marchio – suggestione ad alta affidabilità del Sued Tirol.
      In Trentino (tralascio volutamente molti dettagli anche se andrebbero indagati) si scelse una politica assai differente. Apparentemente più facile e in discesa. In capo alla cooperazione vitivinicola di allora c’erano due manager di grande valore, Giacinto Giacomini in Cavit e Fabio Rizzoli a Mezzacorona. Loro intuirono che la strada poteva essere quella di un vino orientato al mercato (contrariamente a quella orientata al prodotto). E il mercato poteva essere senz’altro quello internazionale, quello di oltreoceano. Furono due manager globalizzatori ante litteram (per questo dico sempre che il Trentino del vino ha scoperto la globalizzazione quanto tutti gli altri ancora non se la sognavano neppure): intuirono che il mercato stava diventano global e che poteva offrire grandi opportunità. Chiaramente il mercato internazionale, così lontano, imponeva di puntare su un prodotto immediatamente riconoscibile e quindi poco territoriale il famoso P.G. (hai voglia ad andare a New York e a spiegare cosa è il Trentino…e tutto il resto: quando il prodotto arriva oltre oceano al consumatore finale di oltre oceano e ha superato almeno tre passaggi, delle tue parole, del tuo racconto resta poco.. o nulla). Chiaramente bisognava muoversi, come per ogni merce industriale, sul terreno dei grandi volumi o grandissimi volumi (non a caso i due oligopoli cominciano a lavorare anche su altre denominazioni extraprovinciali: veneto e oltre po pavese per esempio) e su un prodotto ad alta standardizzazione, perché il cliente del discount – gdo che si affida ad un brand aziendale chiede che quel prodotto sia sempre uguale negli anni. In quel momento comincia anche la trasformazione del vigneto trentino: tradizionalmente coltivato a vini rossi (70 – 80 % fino agli anni Ottanta) e rapidamente convertito in un vigneto bianchista (le percentuali di 40 anni fa oggi sono esattamente invertite). Questa è l’origine di tutto, secondo me. Chiaramente, semplificando al massimo e saltando parecchi passaggi. Ma forse così è più chiaro anche ai non addetti ai lavori.

      2018/02/07 at 1:53 pm
    • From Alessandro Ghezzer on VIGNETO TRENTINO, LA DISCESA AGLI INFERI

      voi siete addentro al settore, ma uno che sta fuori capisce ben poco. Qual è esattamente il problema del settore vitivinicolo trentino… Ci sono stati molti scandali, da Lavis a Zugna, ma c’è un denominatore comune? Abbiamo capito che si è puntato su un modello industriale che premia la quantità, che l’Alto Adige ci sotterra, ma chi sono i responsabili? Non è tanto chiaro…

      2018/02/07 at 1:27 pm
    • From Tiziano Bianchi on VIGNETO TRENTINO, LA DISCESA AGLI INFERI

      cosa non ti torna Alessandro Ghezzer ?

      2018/02/07 at 1:20 pm
  • From Bruno Bolognani on VIGNETO TRENTINO, LA DISCESA AGLI INFERI

    Devi bere qualche calice in più e vedrai che incomincerai a capire

    2018/02/07 at 10:08 am
  • From Tiziano Bianchi on VIGNETO TRENTINO, LA DISCESA AGLI INFERI

    segnalo l’articolo di Enrico Orfano sul Corrierre del Trentino di oggi.

    2018/02/07 at 1:18 pm
  • From sandro on VIGNETO TRENTINO, LA DISCESA AGLI INFERI

    Buongiorno, no mi spiace non è tutto vero, come vedi i dati sono come il pollo di Trilussa e, solo nella zona Bassa Vallagarina, in questi ultimi due anni stiamo assistendo a una crescita costante delle quotazioni.
    Poi se vogliamo entrare più nel dettaglio, si è comperata terra a prezzi che non avevano alcun riscontro con il rendimento della stessa, ed è vero, a differenza di quanto scritto, che buona parte degli acquisti venivano se non fatti, condizionati dalla presenza sul mercato di soggetti, (soprattutto imprenditori edili), con grande capacità di spesa e interessi che, avevano poco a che vedere con le campagna, per capirci compravano, per poi usare la campagna come scambio con i terreni per fabbricare case.
    Adesso questo è finito, e mi piacerebbe sapere se gli esperti hanno, nei loro studi, inserito questa variante, molto pesante almeno nella mia zona.
    Nella realtà il mercato della terra è difficilmente catalogabile e inseribile in una statistica, dovremo andare comune per comune per capire quali dinamiche muovono quel settore

    2018/02/07 at 3:32 pm
  • From Mario Crosta on CAMPAGNA ELETTORALE: IL VINO DIMENTICATO

    I Comuni devono occuparsi anche di favorire la creazione di piccoli invasi aziendali per la raccolta delle acque piovane o reflue nelle vigne, perché andiamo incontro a un clima sempre più torrido, come quest’anno che ha dimezzato o quasi, in certe zone, la produzione di uve. Troppa burocrazia e troppi vincoli hanno fin qui impedito questi piccoli bacini.

    2018/02/07 at 6:04 pm
  • From Maurizio Gily on CAMPAGNA ELETTORALE: IL VINO DIMENTICATO

    Concordo Mario. Faremo un convegno su questo in Piemonte

    2018/02/07 at 6:24 pm
  • From Francesca Aprone on CAMPAGNA ELETTORALE: IL VINO DIMENTICATO

    #tanorecidivo

    2018/02/07 at 7:28 pm
  • From Tiziano Bianchi on CRONACA DI UN CASTIGO ANNUNCIATO

    Tranquillizzo tutti, il tempo del castigo è finito. E l’assessore mi ha riammesso alla sua corte. Così anca le morose le sta pu traquile….

    2018/02/07 at 8:20 pm
  • From Pina Vulpiani on CRONACA DI UN CASTIGO ANNUNCIATO

    Insomma….

    2018/02/07 at 8:21 pm
  • From Giuliano on VINO TRENTINO, VINO GREEN. E UNA RISATA LO SEPPELLIRÀ

    Che poi basterebbe poco per risolvere tutto in un baleno ed anche capire quanto tempo, risorse, salute abbiamo anzi ci hanno e ci faranno perdere. https://www.quotidiano.net/cronaca/mais-ogm-salute-1.3726937

    2018/02/18 at 8:13 am
    • From Claudio on VINO TRENTINO, VINO GREEN. E UNA RISATA LO SEPPELLIRÀ

      …e se poi qualcuno volesse andare oltre lo spessore dell’inchiostro dei titoli dei giornali, +10,1% in resa per ettaro, saprebbe che lo studio non è in grado di affermare se gli Ogm migliorino le qualità nutritive del Mais oppure no, né il suo contenuto di tossine, né conosce gli effetti dell’impatto nell’eco-sistema né sulla decomposizione della materia: «…However, there are still some unsettled key issues in GE maize cultivation which remain to be addressed, such as if GE technology improves the grain quality in terms of nutritional value and toxin content (including mycotoxins) and if it affects important agro-ecosystem services including soil organic matter decomposition…». Inoltre lo studio non è in grado di affermare se le piantagioni di Mais Ogm analizzate per lo studio siano state trattate con antiparassitari ed erbicidi in quantità minore, superiore od uguale al Mais tradizionale: «…Due to the selection criteria adopted, in our study we did not find a sufficient number of data for analyzing the quantity of insecticide and herbicide utilized in GE maize compared to the isolines or near isolines and for performing an economic analysis… ». https://www.nature.com/articles/s41598-018-21284-2

      Se poi qualcuno volesse andare più a fondo (ma chi lo farebbe mai?), scoprirebbe che lo stesso istituto in un altro studio sui benefici delle moderne varietà di cereali era giunto ad una conclusione dalla logica opposta: «…Le vecchie varietà locali di frumento tenero iscritte al repertorio di conservazione della Regione Toscana presentano caratteristiche nutrizionali superiori rispetto alle varietà moderne e, addirittura, sono caratterizzate da aspetti nutraceutici di sicuro interesse, grazie a minerali e oligoelementi che garantiscono il mantenimento di un buono stato di salute complessivo… ».
      https://www.santannapisa.it/it/news/frumento-toscano-i-vecchi-genotipi-migliorano-le-proprieta-nutraceutiche-dei-prodotti-sulle

      Il degrado nutrizionale della società moderna è davanti ai nostri occhi, basta andare negli ospedali o frugare nei servers dei medici di famiglia. A Leonardo da Vinci la mamma non avrebbe mai somministrato polenta Ogm.

      2018/02/20 at 2:55 pm
      • From Giuliano on VINO TRENTINO, VINO GREEN. E UNA RISATA LO SEPPELLIRÀ

        Singolare, lei ha focalizzato solo quello che la ricerca non dice e ignora tutto quello che dice, che è tanta roba.
        Le stesse domande sulle proprietà nutrizionali dovrebbe porsele anche sui diversi ibridi convenzionali che ci sono in Italia, no?
        Mi piacerebbe sapere poi cosa ne pensa lei del minor livello di micotossine nel mais Bt o della riduzione di insetticidi necessari alla loro coltivazione.
        Ma capisco, lo studio della Sant’Anna da fastidio… però se ci sono dubbi potremmo sperimentare quegli ibridi qui in Italia, no? Così ci si toglierebbe ogni dubbio, che dice?
        Accetterebbe lei un programma sperimentale italiano sugli ogm?

        2018/02/20 at 7:32 pm
        • From Claudio on VINO TRENTINO, VINO GREEN. E UNA RISATA LO SEPPELLIRÀ

          Ho focalizzato quello che l’articolo del quotidiano.net ma anche l’Adige come quasi tutti gli altri giornali NON hanno detto. Ormai è di luminosa evidenza che la contro-informazione dei mass-media al soldo delle lobbies d’interesse di turno si basa essenzialmente sulla strategia di omettere parte delle notizie allo scopo di impedire l’analisi oggettiva ed obiettiva di chi legge. L’articolo dei giornali PIU+’ quello che ho aggiunto io permette ora un giudizio più accurato ed equilibrato sulla ricerca in questione. Sugli Ogm. Siccome abbiamo in piedi un sistema mostruosamente avido, basti pensare alle dimensioni del credito a livello mondiale dove ad esempio il quantitative easing è un accelleratore del credito/debito, anche l’Ogm fà parte della categoria degli accelleratori; un accelleratore dell’evoluzione della specie, (Darwin). Magari tra 200 anni la vite si sarà geneticamente modificata da sola come vorremmo modificarla oggi, ma…tra 200 anni, non oggi. Il fracking è un altro esempio di sfruttamento accellerato di risorse. Si vuole tutto subito e ancora non basta, non basta più. Si vuole sfruttare anche quello che sarebbe naturalmente disponibile tra 200 anni, invece lo si vuole sfruttare subito e non frega niente delle conseguenze. E’ dimostrato che le vecchie varietà di frumento erano più nutrienti di quelle di oggi che per ragioni produttive sono state modificate ma ora, con tre volte più cromosomi di quelle antiche, comportano seri problemi di celiachia e intolleranza. Tutti quelli dotati d’intelligenza e buon senso normale (ed una buona dose di onestà intellettuale) sanno che questo sistema non è sostenibile, che è fallito in partenza… come quello delle ex civiltà dell’isola di Pasqua. Con o senza logo dell’ape che vola. Ci serve davvero una nuova varietà di uva geneticamente modificata? Che sarebbe uguale alla precedente solo di nome ma non di fatto e di sostanza? Per produrre più quintali per ettaro ma meno nutrienti per quintale? Vedi scempio delle mele? Per ingrassare chi produce medicine e integratori? Siccome non ho dubbi da togliermi non sono disposto a investire in questa direzione.

          2018/02/22 at 9:08 am
    • From Tiziano Bianchi on VINO TRENTINO, VINO GREEN. E UNA RISATA LO SEPPELLIRÀ

      peccato che il mais non sia uva da vino. E lo sanno anche gli spacciatori di vino merce, tuoi amichetti, che il mais e qualunaque altro prodotto della terra anche destinato alla trasformazione, è roba differente dall’uva da vino. Perché il vino, anche quello merce, per essere venduto ha bisogno di altre suggestioni dall’impronta bionica. (e questo al di là della salubrità e dei rischi: perché il vino di veleno ne contiene già fin che vuoi, ma non è il suo potenziale velenoso che ne impedisce il consumo).

      2018/02/18 at 4:04 pm
      • From Giuliano on VINO TRENTINO, VINO GREEN. E UNA RISATA LO SEPPELLIRÀ

        Vedremo Tiziano un giorno se Dio vorrà… quanti rinunceranno alle biotecnologie e insisteranno con i trattamenti;
        vedremo quanto impiegheranno a convertirsi;
        assisteremo senza dubbio alle olimpiadi di arrampicata sugli specchi per sostenere come già comincia a fare qualcuno che gli OGM sono stati boicottati non per un dubbio sulla salute dei consumatori ma perchè era in pericolo la sovranità alimentare… capirai…
        Poi magari si definiscono progressisti.

        2018/02/18 at 5:06 pm
        • From Tiziano Bianchi on VINO TRENTINO, VINO GREEN. E UNA RISATA LO SEPPELLIRÀ

          Va bene Giuliano prendo atto della mia inesorabile incapacità di spiegarmi. Va bene così. E non perché tu abbia un pensiero diverso dal mio, che ci può pure stare, ma perché io parlo di una cosa e tu di un’altra. Evidentemnte non riesco a spiegare bene la mia cosa. E tu giustamente vai per la tua strada.

          2018/02/18 at 5:45 pm
          • From Giuliano on VINO TRENTINO, VINO GREEN. E UNA RISATA LO SEPPELLIRÀ

            Vado con gioia per la mia strada perchè sono anni e anni che noi agricoltori attendiamo questo momento e chi dovrebbe essere dalla nostra parte ci tiene separati da questa splendida possibilità e non mi riferisco certo alla Cooperazione bensì ad un’associazione di categoria… chissà perchè?

            2018/02/18 at 6:54 pm
  • From Tiziano Bianchi on MORI COLLI ZUGNA: I NAS METTONO IL NASO NELLA SPORCA FACCENDA DEL VINO TRENTINO

    Ha ragione. Il commento deve essere rimosso. Ora provvedo.

    2018/01/27 at 11:29 am
  • From Adamo on MORI COLLI ZUGNA: I NAS METTONO IL NASO NELLA SPORCA FACCENDA DEL VINO TRENTINO

    Signora o signorina che Lei sia, io starei attento a scrivere certe cose, anche perchè ci potrebbe scappare una querela o una denuncia. E’ così sicura che nelle altre cantine si faccia quella che Lei definisce ”contraffazione”? E’ così sicura che nelle altre cantine ci siano serbatoi di acqua spacciati per vino? Bene, allora vada in procura e denunci il tutto facendo nomi e cognomi. Altrimenti è meglio stare zitti, non crede? E forse sarebbe anche meglio che certi commenti gratuitamente denigratori non venissero neanche pubblicati, un po’ di controllo in più su quello che viene scritto non guasterebbe. Oppure va bene che per difendere qualcuno venga vergognosamente fatta passare la linea del ”così fan tutti”?

    2018/01/27 at 5:32 am
  • From Bruno Bolognani on MORI COLLI ZUGNA: I NAS METTONO IL NASO NELLA SPORCA FACCENDA DEL VINO TRENTINO

    Grazie per la precisazione

    2018/01/26 at 7:16 pm
  • From Tiziano Bianchi on MORI COLLI ZUGNA: I NAS METTONO IL NASO NELLA SPORCA FACCENDA DEL VINO TRENTINO

    Si è vero. Mediamente si. Però direi che molto dipende dai giornalisti, non dai giornali. Personalmente l Adige non ha mai condizionato i miei approfondimenti su questi temi. Se poi guardiamo ai giornalisti di settore, di questo settore, devo ammettere che si tratta di un umanità spesso pavida. E Spesso collaterale al sistema delle tartine.

    2018/01/26 at 6:49 pm
  • From Bruno Bolognani on MORI COLLI ZUGNA: I NAS METTONO IL NASO NELLA SPORCA FACCENDA DEL VINO TRENTINO

    I quotidiani locali mi paiono molto più timidi per le inchieste autonome

    2018/01/26 at 4:22 pm
  • From Bruno Bolognani on MORI COLLI ZUGNA: I NAS METTONO IL NASO NELLA SPORCA FACCENDA DEL VINO TRENTINO

    Caro Tiziano hai ragione nel personale. Ho commentato estendendo la valutazione in generale andando fuori tema principale. Ricordo, per la carta stampata, le inchieste di QT per le vicende della cantina Sociale di Lavis.

    2018/01/26 at 4:21 pm
  • From Tiziano Bianchi on MORI COLLI ZUGNA: I NAS METTONO IL NASO NELLA SPORCA FACCENDA DEL VINO TRENTINO

    Bruno Bolognani.. Perdonami ma questo non puoi dirlo a me che da anni seguo queste cose con meticolosità che molti mi rimproverano sino a togliermi il saluto. E anche altro.

    2018/01/26 at 4:02 pm
  • From Tiziano Bianchi on MORI COLLI ZUGNA: I NAS METTONO IL NASO NELLA SPORCA FACCENDA DEL VINO TRENTINO

    Poiu tieni conto che il direttore è stato allontanato a settembre e in quei giorni si stava cominciando a vinificare la roba nuova.

    2018/01/26 at 3:29 pm
  • From Tiziano Bianchi on MORI COLLI ZUGNA: I NAS METTONO IL NASO NELLA SPORCA FACCENDA DEL VINO TRENTINO

    Si tratta dinpichi ettolitri che erano in legno. Ma che si può sistemare ancora.

    2018/01/26 at 3:26 pm
  • From Giacomo Widmann on MORI COLLI ZUGNA: I NAS METTONO IL NASO NELLA SPORCA FACCENDA DEL VINO TRENTINO

    No dai … le perquisizioni a enologi direttori mediatori ecc ecc sono dell’altro giorno ! … i giornali parlano di acqua nei serbatoi da mesi 😏 … l’unica critica che si può fare è il pezzetto di oggi sul vino andato a male … a quello non credo, perché un cantiniere con un minimo di amor per il lavoro lo avranno ben spero … e le vasche saranno per forza colme e solfitate … Magari non saranno eccezionali ma non da buttare 😏

    2018/01/26 at 3:09 pm
  • From Bruno Bolognani on MORI COLLI ZUGNA: I NAS METTONO IL NASO NELLA SPORCA FACCENDA DEL VINO TRENTINO

    Peccato che i giornali locali arrivano sempre dopo la magistratura e sotto l’ombra della stessa. Nessun servizio d’inchiesta giornalistica da molti anni, in generale, non solo sul tema vino

    2018/01/26 at 2:30 pm
  • From Tiziano Bianchi on MORI COLLI ZUGNA: I NAS METTONO IL NASO NELLA SPORCA FACCENDA DEL VINO TRENTINO

    almeno su questo fronte, cara silvia, mi sento molto tranquillo con la mia professionalità: sono anni che indago e scrivo sulle sporche faccende del vino trentino. e forse questa è la meno grave di tutto, almmeno dal punto di vista del sistema.

    2018/01/26 at 1:35 pm