Dunque, forse durante questo mio esilio forzato dalla vita sociale mi sono perduto per strada qualche pezzo.
Ne sono sempre più convinto.
Sfoglio la carta vini di uno dei ristoranti più glam di Milano – lo stesso che nella sua comunicazione aziendale si fregia di mettere in carta il menu degustazione più costoso della città: 200 euro – e scopro che in lista ha solo tre ottimi TRENTO (i tre moschettieri della Real Casa Ferrari), ma che gli stessi sono inseriti (alla fine e pur con l’indicazione “Trentino”) nella sezione FRANCIACORTA BRUT e prima della sezione FRANCIACORTA ROSÉ. E comunque senza alcuna indicazione di denominazione.

E tralascio le altre spassose amenità (il povero Monsupello, per esempio, diventa fantasiosamente uno Chardonnay tutto franciacortino) contenute nella carta vini del prestigioso (?) ristorante meneghino.
Amici miei, Nereo (Pederzolli), Franco (Ziliani), Angelo (Carrillo), Angelo (Peretti), Giampietro (Comolli), aiutatemi voi a rimettermi al passo con i tempi, please.
E spiegatemi come mai sono stati modificati i disciplinari e cambiate le denominazioni. E perché? E quando?
Ps: Fra l’altro il medesimo ristorante quest’anno è stato insignito del Premio Trentodoc – Gambero Rosso (istituito alcuni anni fa in collaborazione con un ente funzionale della Provincia di Trento) per la miglior Lista Vini. Ma questa è una nota en passant.Fra uno stupore e uno sghignazzo. 

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