trentodoc

Il tempo genera memoria. Imprime segni. Genera sogni Marca confini. Costruisce ponti. Fra il possibile. E l’impossibile. Suggerisce orizzonti. Mentre il presente si sgretola. E il vino. Disilluso. Blasé. Rassicura. Fra i presente. E il futuro. E ambisce alla classicità. Forse velleità. Ma cosa sarebbe la vita Senza ambizione. Cosimo Piovasco da BordeauxÈ lo pseudonimo collettivo con cui fin dall’inizio

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Che cosa sia un Trento (Trentidoc) oggi ce lo spiega bene la famigerata VOCE DEL TRENTINO, quinta colonna armata (di penna e di cazzate) della Giunta Provinciale leghista: Un vino indimenticabile e frizzante prodotto con pregiate uve Chardonnay e Pinot Nero importate fresche, fresche e fragranti dalla Champagne. Cosimo Piovasco da BordeauxÈ lo pseudonimo collettivo con cui fin dall’inizio sono

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[ Immagine gentilmente concessa da winemag.it ] Il pluralismo è uno degli elementi costitutivi del vino territoriale. Forse il più importante. Di sicuro è imprescindibile. Il pluralismo delle esperienze vinicole radicate dentro il territorio crea valore. valore economico e valore sociale. Un valore progressivo che accresce la qualità e plasma il profilo identitario di un territorio che si arricchisce e

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[paypal-donation] LOCANDINA DELL’EVENTO IN PDF Un viaggio esplorativo, fra teoria e pratica, nella tradizione e l’attualità del metodo classico trentino. Questo sarà il filo rosso della serata prevista per il 17 febbraio 2020 a Palazzo Roccabruna – Enoteca Provinciale di Trento (Trento, ore 20,30). Indagare la declinazione locale nella metodologia classica consentirà di guadagnare una prospettiva cognitiva nuova e sorprendente

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Oggi alle 18.00 si inaugura a Palazzo Roccabruna la manifestazione dedicata alle bollicine di montagna. Tre settimane di appuntamenti e degustazioni fino all’8 dicembre. Ottantadue etichette in degustazione in rappresentanza di 50 case spumantistiche Nella cornice rinascimentale di Palazzo Roccabruna, sede dell’Enoteca provinciale del Trentino, giovedì 21 novembre ad ore 18 prenderà il via per il quindicesimo anno consecutivo “Trentodoc:

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Grazie, grazie, grazie. Grazie a il Giornale e grazie ad Antonio Maietta, sommelier dei sommelier italiani, che non cadono nella trappola linguistica e concettuale del TRENTODOC; e correttamente, quando parlano e scrivono, di metodo classico trentino e del territorio da cui nasce, usano l’espressione inappuntabile TRENTO DOC. Mostrando di conoscere la differenza fra una denominazione un brand commerciale da salotto.

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Con tutto il rispetto dovuto per Tom Stevenson, gran guru internazionale degli sparkling wine e gran patron del The Champagne and Sparkling Wine World Championships, mi chiedo sommessamente a chi giova fare di tutta l’erba (vino) un fascio e mettere insieme Lambrusco e Champagne, Franciacorta e Prosecco. Giova alla performance della filiera? All’ego ipertrofico dei produttori? Alla notorietà distintiva dei

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Se in una delle più raffinate ed eleganti città del Trentino, in una serata di fine primavera capita di imbattersi in una “Carta Apericena” come questa, vuol dire, secondo me, che la Provincia Autonoma di Trento ha buttato dalla finestra (nel cesso), con dolosa insipienza, milionate (tante) di euro (e continua a buttarle) investite su un marchio farlocco e spensierato

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Dunque, forse durante questo mio esilio forzato dalla vita sociale mi sono perduto per strada qualche pezzo. Ne sono sempre più convinto. Sfoglio la carta vini di uno dei ristoranti più glam di Milano – lo stesso che nella sua comunicazione aziendale si fregia di mettere in carta il menu degustazione più costoso della città: 200 euro – e scopro

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A ficcare il naso nelle notizie si corre il rischio di passare per ficcanaso e allora … mettiamoci il dito. Fra le cronache vitivinicole di questi giorni di festa una notizia nazionale raccontava come il Trentodoc sia salito sul podio dei consumi di bollicine dopo l’irraggiungibile Prosecco e dopo il Franciacorta; fra quelle locali – archiviate le cronache delle assemblee

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