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Mentre decido se affrontare o no la passeggiata fino a Trento, sfidando il freddo gelato di queste ore, per partecipare all’apertura del Festival del Vino Trentino, do ancora un’occhiata al programma: sfoglio la brochure on line e il sito web.
Cerco, fin nell’ultimo anfratto dell’ultima pagina, un richiamo alla Confraternita della Vite e del Vino, la gloriosa istituzione accademica che da parecchi decenni accompagna con tutti i paludamenti delle accademie ogni momento istituzionale e para istituzionale del vino trentino.
Ma della Confraternita non trovo traccia.
In passato ho polemizzato assai con la Confraternita del Gran Maestro Enzo Merz e con il Gran Maestro in particolare – forse avevo ragione o forse avevo torto, ora questo però non importa –, ma non mi sono mai sognato di fingere che la Confraternita non esistesse. E non mi sono mai sognato di escludere il Gran Maestro e la Confraternita dagli eventi più significativi di cui sono stato promotore e organizzatore in questi anni.
Ora scopro, invece, che questa nuova stagione promozionale del vino trentino, che fa capo al nuovo Consorzio Vini – nuovo perché da alcuni mesi ha un nuovo direttore e un nuovo presidente – e alla nuova Strada del Vino e dei Sapori – nuova perché raccoglie l’eredità delle dieci vecchie Strade del passato -, la Confraternita non viene più considerata come un interlocutore.
Segno di un tempo, temo, in cui il vino viene vissuto solo come merce da smerciare e non come fattore politico, culturale e sociale. Una new age enoica, e chiamarla enoica è un complimento immeritato, che trovo perfino volgare.
Credo proprio che, se così stanno le cose, non andrò a Trento questa sera. E nemmeno nei prossimi giorni. Anzi ho deciso, domani pomeriggio parto con un’amica  per Canelli città del vino, dove, a giudicare dal programma, qualcosa da imparare c’è.