toblino

Il pasticciaccio brutto della Valle dei Laghi si complica di giorno in giorno: dopo il licenziamento dei due enologi, dalla coop vinicola se ne sono andati anche alcuni soci, che insieme ai loro 4 mila quintali d’uva (più o meno il 5% della materia prima a disposizione della cantina) hanno fatto rotta verso l’Agraria di Riva del Garda. Una storia

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C’è un problema in Trentino. Qualcuno la chiama omertà. Io preferisco individuarne la radice nella disabitudine al dibattito e nell’inattitudine al confronto. Un carattere  local-popolare diventato, da qualche decennio, elemento fondativo della società politica e della società civile trentine. Soprattutto in tema di economia, che poi è la sola cosa che davvero conta in questo maledetto mondo. E soprattutto quando,

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Chiedo scusa: la vicenda Toblino non esiste. Anzi, non è mai esistita. I due lavoratori sindacalizzati e licenziati, come tutti i lavoratori nel tempo del colera liberista, sono invisibili. Quindi non esistono. La storia delle uve anabolizzate legalmente sotto i cieli di Trento è una mia perversa invenzione. Chiedo scusa. Ho preso un abbaglio. Un abbaglio lisergico. Gli autorevoli e

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Ma come, la Produttori di Toblino non era il più prestigioso vignaiolo collettivo del Trentino? Non era il cavallo di razza della Valle dei Laghi? Non era la cantina che riduceva volontariamente le rese in campagna, fino a 90 quintali/ettaro? Non era la cantina del biologico diffuso? Non era la coop capace di gestire in proprio un’azienda agricola gioiello così

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera aperta, firmata da Marco Pederzolli, uno dei due lavoratori licenziati nei giorni scorsi dalla Cantina Produttori di Toblino. Chiaramente  questo è solo il punto di vista di una delle parti, mentre Territoriocheresiste resta disponibile ad ospitare anche le opinioni e le argomentazioni, del resto più volte sollecitate, dei vertici dell’azienda della Valle dei Laghi.

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A volte gli abbinamenti casuali si avvicinano alla perfezione. Nascono per caso, ma forse non a caso. E questa, che sto per raccontare, è stata una di quelle volte. Dunque, la sola certezza del momento era costituita da una bottiglia di Incrocio Manzoni – da Fora, Produttori di Toblino, 2018, 24,90 euro sullo shop on line aziendale -, che da

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Schiava tradizionale trentina. Una leccornìa che evoca suggestioni rurali e abbina estrema bevibilità e piacere del palato. Trentino Doc Schiava 2018 – Produttori di Toblino #territoriocheresiste <www.facebook.com/hashtag/territoriocheresiste?source=feed_text&epa=HASHTAG> Cosimo Piovasco da BordeauxÈ lo pseudonimo collettivo con cui fin dall’inizio sono stati firmati la maggior parte dei post più trucidi e succulenti di Territoriocheresiste. Il nome è un omaggio al protagonista del

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Largiller 2012, una Nosiola in splendida forma e da lungo affinamento che è un trionfo di sensazioni e speziature e passa con leggerezza e sapidità dai canditi di arancia allo zafferano. Un vino di montagna che sa di mare e di oriente. Dolomiti IGT 2012 – Produttori di Toblino Cosimo Piovasco da BordeauxÈ lo pseudonimo collettivo con cui fin dall’inizio

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Credo di essere nato al vino con la Schiava. Quella di mio nonno, quella bottiglia, ma forse a sera erano due, che lui, ormai vecchio, portava con sé durante tutta la giornata. Avevo cinque anni, o giù di lì, quando se ne andò; ma di lui, insieme a poche altre, conservo questa immagine, la più vivida: la bottiglia di Schiava

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C’è della bellezza nel vino. E a volte perfino una grande bellezza. Accade quando un vino comincia a raccontarti storie che non vorresti finissero mai. E a riportare in superficie ricordi fino ad un attimo prima sbiaditi dall’ombra del tempo. Storie di campagna, di cantina, di sapere, di ambiente, di paesaggio. Storie di uomini e di donne. Spesso dimenticate, perché

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