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L’interessante Rapporto 2018 sul Prosecco edito dal Consorzio di riferimento e l’ottava edizione del Dossier Spumanti allegato all’ultimo numero del Corriere Vinicolo, insieme producono un’analisi molto esaustiva della situazione e delle prospettive del comparto bollicine, sommamente interessanti anche per il Trentino delle basi spumanti. Relegata a pagina 35 e in taglio basso sul dossier del Corriere, compare anche un’intervista a

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[ illustrazione a cura di  Domenico La Cava© ] Riduzione delle rese (e delle rivendicazioni): il dado è tratto. Una delle più grandi denominazioni italiane, e quindi mondiali, quella del Pinot Grigio industriale,ha avviato l’iter per il taglio drastico della rivendicazione della produzione doc da immettere sul mercato. Lo ha deciso un paio di giorni fa il CdA del Delle Venezie Doc. Una

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La Commissione europea ha appena licenziato una norma che introduce una deroga alla restrittiva disposizione generale che regola le operazioni di arricchimento, acidificazione e deacidificazione del vino; consentendone l’esercizio anche nelle zone limitrofe a quelle di raccolta delle uve. Ora l’iter proseguirà in aula. E, visti gli interessi industriali in gioco, la deroga sarà servilmente approvata dagli euromezzadri di Strasburgo.

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«Ahi serva Nosiola, di dolore ostello, vino sanza nocchiere in gran tempesta, non vigna di provincie, ma bordello!» Tags: Nosiola,gdo,cavit Cosimo Piovasco da BordeauxÈ lo pseudonimo collettivo con cui fin dall’inizio sono stati firmati la maggior parte dei post più trucidi e succulenti di Territoriocheresiste. Il nome è un omaggio al protagonista del Barone rampante, il grande capolavoro di Italo

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[ Immagine gentilmente concessa da winemag.it ] Il pluralismo è uno degli elementi costitutivi del vino territoriale. Forse il più importante. Di sicuro è imprescindibile. Il pluralismo delle esperienze vinicole radicate dentro il territorio crea valore. valore economico e valore sociale. Un valore progressivo che accresce la qualità e plasma il profilo identitario di un territorio che si arricchisce e

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A quindici giorni dall’acquisizione del Gruppo La-Vis, il consorzio di Ravina si ritira dall’Oltrepò. Tre anni fa Cavit era entrata con i piedi pesanti negli affari oltrepadani, acquisendo il 30 % delle quote della prestigiosa, ma decotta, La Versa, con un investimento di poco più di un milione. Un’operazione, condotta sul filo del rasoio per bloccare l’espansione dell’aggressiva Cantina di

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Sotto la vigna di Natale del Trentino quest’anno il vecchio Santa Klaus, sbaragliando tutti i tavoli di infruttuoso lavoro che da anni impegnano Consorzio Vini, ha lasciato il più bel dono che il vino trentino potesse augurarsi: la prima DOCG provinciale (e anche regionale; almeno questa volta i fratelli sudtirolesi sono stati batutti sul tempo). Tuttavia, davvero a sorpresa, lo

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Qualche lettore ha fatto notare che a parte la contrarietà agli oligopoli vitivinicoli trentini, non si capisce bene dove noi (A.T./B.R.) si voglia andare a parare. Giusto. Se questo è ciò che resta, vuol dire che l’articolo di qualche giorno fa non era chiaro abbastanza, avendo dato per scontato che il pregresso del discorso fosse noto a tutti. Allora, a

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In altri tempi dopo il post di Cosimo sul matrimonio maledetto (LaVis/Cavit) si sarebbe scatenato un finimondo, invece niente. Evidentemente i nostri sodali si sentono financo carini nel non infierire sui pochi “giapponesi” non rassegnati ad una guerra finita da tempo e a questo matrimonio(?) riparatore o di convenienza, non certo d’amore per il territorio. Quindi da maledire fin dalla

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Quindi, Cantina La-Vis e Cembra Cantina di Montagna dopo 15 anni di successi e di tribolazioni rientrano nell’orbita Cavit. L’accordo è stato firmato venerdì a Milano. Domani sarà presentato a Trento. Ieri la stampa locale ha salutato l’operazione con un surreale titolo d’intonazione encomiastica: “Cavit e La-vis: super nozze”. Più che un super matrimonio, personalmente, invece, giudico questa ulteriore concentrazione

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