metodo classico

Grazie, grazie, grazie. Grazie a il Giornale e grazie ad Antonio Maietta, sommelier dei sommelier italiani, che non cadono nella trappola linguistica e concettuale del TRENTODOC; e correttamente, quando parlano e scrivono, di metodo classico trentino e del territorio da cui nasce, usano l’espressione inappuntabile TRENTO DOC. Mostrando di conoscere la differenza fra una denominazione un brand commerciale da salotto.

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Questa bottiglia è la dimostrazione pratica e incontestabile che quando ti poni sul terreno della produzione industriale standardizzata e, pur tenendo ferma l’asticella della qualità media, imbocchi la strada senza ritorno del prezzo, c’è sempre qualcuno più bravo di te; più abile commercialmente e/o più forte sul fronte dei volumi: e quello ti fotte. Quello è capace di fotterti. Irrimediabilmente.

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L’assemblea dei soci ha approvato la nuova impostazione dei disciplinari di produzione, dividendo il metodo italiano e il metodo classico. Comunicato stampa n. 02/2018 a cura del Consorzio Tutela Vini Lessini Durello Si chiamano “Lessini Durello” Metodo Italiano e “Monti Lessini” Metodo Classico le due distinte identità che l’assemblea dei soci ha deciso di dare allo spumante berico/veronese. Con la

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Spumantifici Altoatesini incontrano Spumantifici Trentini 2 MARZO – PALAZZO AN DER LAN – SALORNO (bz) Una serata unica per degustare spumanti d’eccellenza della nostra regione, in una location speciale con buon cibo e bella musica. Doppia tipologia d’ingresso: 1. Dalle 19.00 Degustazione di 3 calici da 17 cantine del Trentino Alto Adige, accompagnate con deliziosi Finger Food Sottofondo musicale con

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Giornata intensa, mi coccolo con questa bottiglia: in fondo chi non lavora non… beve poi metodo classico! l’attore protagonista è lo Stocker Riserva 2009, 12,5% vol. metodo classico. Io umile comprimario lo apro e mi lascio andare…l’uvaggio mi incuriosisce, Chardonnay, Pinot bianco e Sauvignon. Tra i tre, ovvio, l’ultimo mi incuriosisce. Il colore è di un giallo paglierino dorato con

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A meno di un anno dall’intervista che abbiamo pubblicato nel post precedente – e risalente al giugno 2014 -, nel gennaio 2015 il maître à penser della DOC TRENTO, Enrico Zanoni, per fortuna mostrava di aver cambiato idea. E recuperava il concetto di territorio come asset fondamentale per la costruzione della reputazione e della notorietà della denominazione. Dal minuto 4.45

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#MORIREMOTUTTISPUMANTISTI, è l’hashtag usato ogni tanto dal mio amico sommelier Andrea Aldrighetti. E in effetti, a dare ascolto alle guide enoiche in uscita in queste settimane – con la sola lodevole eccezione di quella firmata da Slow Wine -, pare che in Trentino le bottiglie di metodo classico crescano spontaneamente sugli alberi, come gli zecchini nella favola di Collodi. Dal Gambero – sette m.c. su

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In occasione della festa del papà Sabato 19 Marzo 2016 Pietro Pancheri, titolare dell’Azienda Agricola Laste Rosse di Romallo, ha presentato il nuovo nato della famiglia il “Laste Rosse Metodo Classico Brut”. Trattasi di uno spumante Metodo Classico, un blanc de noirs da uve Groppello provenienti dalla 3° sponda del Lago di Santa Giustina, 36 mesi sui lieviti, annata 2012,

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  Il natale si avvicina e fra presepi e mercatini, l’agroalimentare si da da fare per vendere, o svendere, le cosiddette eccellenze territoriali e non. E così può capitare di incontrare il principe (o re) dei vini trentini (il Teroldego Rotaliano, si badi Rotaliano non Trentino), a prezzi che stuzzicano la fantasia dei consumatori. Bottiglie di TRENTO altrettanto eccitanti per il portafogli. E

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