mezzacorona

Qualche lettore ha fatto notare che a parte la contrarietà agli oligopoli vitivinicoli trentini, non si capisce bene dove noi (A.T./B.R.) si voglia andare a parare. Giusto. Se questo è ciò che resta, vuol dire che l’articolo di qualche giorno fa non era chiaro abbastanza, avendo dato per scontato che il pregresso del discorso fosse noto a tutti. Allora, a

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In altri tempi dopo il post di Cosimo sul matrimonio maledetto (LaVis/Cavit) si sarebbe scatenato un finimondo, invece niente. Evidentemente i nostri sodali si sentono financo carini nel non infierire sui pochi “giapponesi” non rassegnati ad una guerra finita da tempo e a questo matrimonio(?) riparatore o di convenienza, non certo d’amore per il territorio. Quindi da maledire fin dalla

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Confesso che sovente me lo chiedo, il perché. Il perché della mia irrimediabile inclinazione critica, che spesso sconfina nell’odio di classe, nei confronti della governance del vino trentino. E non penso solo a Consorzio Vini che, tutto sommato, è un solo ente di paglia. Una testa di legno. Funzionalmente un utile idiota. Me lo chiedo, spesso. il perché di questo

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Tra la fine del millennio scorso e l’inizio della globalizzazione sull’asse Verona-Brennero erano cominciate le ristrutturazioni anche nel settore vitivinicolo. In Alto Adige la politica confermò la linea rigidamente territoriale intrapresa già all’indomani dello scandalo del metanolo degli anni ’80, quindi bando al vino da fuori, con Cantine Sociali, Tenute e piccole Cantine imbottigliatrici sotto l’unico cappello “Südtirol” integrato da sottozone,

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In attesa di conoscere il nome del nuovo assessore all’Agricoltura trentina, per il ruolo che nel bene e nel male questi avrà (è meglio mettere nel conto anche ipotesi nefaste), vale la pena prospettare qualcosa di utile prima di tuffarsi nella campagna di commercializzazione del vino fresco di vendemmia. Oddio, in Trentino questo è problema relativo, dato che le vendite

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Se lo scenario fosse quello adombrato qui e se si volesse evitare al Trentino vitivinicolo la sua riduzione unicamente a territorio di supporto ai bisogni dei tre oligopoli esistenti, bisognerebbe – come sempre – concordare sui fondamentali, quelli cioè che reggono un qualsiasi piano programmatico: avere una visione, accollarsi una missione, condividere l’analisi di situazione e prospettive, fissare degli obiettivi,

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Luca Rigotti, presidente del Gruppo Mezzacorona e membro del consiglio di amministrazione della Federazione Trentina della Cooperazione, è stato eletto nuovo Coordinatore nazionale del settore vino di FedagriPesca-Confcooperative in occasione dell’assemblea generale che si è tenuta nei giorni scorsi a Roma e che ha visto la riconferma alla presidenza di Giorgio Mercuri. Insieme con Rigotti sono stati eletti come coordinatori

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C’è qualcosa di nuovo sotto i cieli del Trentino. E di buono. La prossima settimana, martedì pomeriggio negli spazi della Cantina di Toblino a Sarche, l’associazione degli enologi e degli enotecnici (AEEI) presenterà un documento sullo stato di salute e sulle prospettive delle vitivinicoltura locale. Si tratta di un’analisi e di un’indicazione di strategia per il futuro, elaborate nei mesi

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Si chiude questo fine settimana la lunga tornata assembleare delle cantine cooperative trentine. Domani si riuniranno i soci di La-Vis e Cembra, sabato quelli di Mezzacorona. Entrambe le sessioni sono molto attese. Per alcuni, e diversi, motivi. L’adunata dei soci della La-Vis, consentirà di capire quali, e quanti, margini di futuro ci siano all’orizzonte di questa cooperativa che sta cercando

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Una grande industria del vino trentino, fra i primi cinque gruppi industriali nella classifica italiana per fatturato, acquista uno spazio pubblicitario su un quotidiano nazionale. E l’assessore all’Agricoltura della Provincia Autonoma di Trento si eccita come un bambino davanti al barattolo della nutella. Si eccita a tal punto da prendersi la briga di evidenziare (proprio con l’evidenziatore giallo e rosso)

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