MERERA, ENOETNOGRAFIA BERGAMASCA


Mi hanno guardato strano, al Castello di Grumello. Perché la Merera?

Potevo scegliere in omaggio il vino che volevo: avrei potuto chiedere, che ne so, il magnifico Moscato. Il Colle Calvario, il bordolese un gradino sotto il cielo, era fuori discussione: lo avevo già.

E invece, la Merera Brolo dei Guelfi 2015, quel vino insolito, un vitigno autoctono del Bergamasco appena riscoperto dall’enologo di casa Carlo Zadra. Un rosso che ricorda per il profumo di piccoli frutti il St. Magdalener o il Kalterersee e che in bocca ha pochi tannini e una grande freschezza, come potrebbe averla qualche Barbera.

A prima vista parrebbe un vino semplice, ma non lo è per niente, piano piano compaiono i terziari, leggeri, le spezie, il pepe, lontano un ricordo di vaniglia. La ricerca della semplicità, a volte, è il massimo dell’eleganza.

Abbiamo bevuto in quest’estate, io e Cosimo Piovasco di Rondò, più di una bottiglia. Alcune di esse erano splendide bottiglie, e ne parlerò pian piano nelle mie personali cronache di quest’estate. Ma l’emozione di questa scoperta, di un vino che si lascia bere in questo modo, senza neanche lasciarti il tempo di accorgerti che la bottiglia è finita, non l’abbiamo più provata.

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Informazioni su Stefano Ferroni

Erano mesi che venivo descritto da un Lorem Ipsum e non mi decidevo mai a cambiarlo. Un po’ per pigrizia, ma anche perché mi piaceva che a descrivermi fosse un nonsense poetico, che parlava di un luogo remoto, lontano dalle terre di Vocalia e Consonantia … oggi però sento che è venuto il momento. Lombardo di nascita e residenza, trentino di origine e di cuore, qualche affetto mi lega anche al Piemonte. Di mestiere faccio altro, il consulente di ICT Management; fino a non molto tempo fa il vino lo ho frequentato solo dall’orlo del bicchiere. Conosco Cosimo Piovasco di Rondò da quando eravamo bambini; un giorno ho cominciato a scrivere su Trentinowine, per gioco, su suo suggerimento, e per gioco continuo a farlo. Seguo il corso di sommelier della FISAR Milano, divertendomi un sacco. Più cose conosco sul vino, meno mi illudo di essere un professionista o un esperto. Qualcuno, ogni tanto, dice di leggermi e di apprezzare questo mio tono distaccato; io mi stupisco sempre, sia del fatto che mi leggano, sia che apprezzino. E ne vado fierissimo.

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