FLORIANO ZAMBON RICONFERMATO AL VERTICE DELLE CITTÀ DEL VINO

Enoturismo, defiscalizzazione delle pensioni, relazioni istituzionali e strumenti urbanistici. Ecco l’agena 2019 dell’Associazione Nazionale dei Comuni vitivinicoli d’Italia

Presidente Zambon, alla Convention d’Autunno delle Città del Vino è stato rieletto alla presidenza dell’Associazione Nazionale. Come pensa di affrontare il nuovo anno?

Al giro di boa del Trentennale di Città del Vino i prossimi mesi e il mio nuovo mandato saranno concentrati a rafforzare e consolidare la nostra rete di Comuni a vocazione vitivinicola ed enoturistica, divenuta ormai importante e riconosciuta con grande autorevolezza dalle istituzioni, centrali e periferiche. Per importanza e numero di Comuni è la prima tra le associazioni delle Città di Identità.Partendo da questo intendo indirizzare il nuovo mandato innanzitutto nella valorizzazione delle aree territoriali e dei coordinamenti regionali di Città del Vino. L’11 dicembre a Roma, durante il consiglio e la giunta nazionale, nomineremo 4 vicepresidenti, uno per ciascuna delle quattro macroregioni italiane. Questo rafforza l’azione sul territorio e la coesione tra Comuni su eventi, progetti, riflessioni politiche. Ci permetterà inoltre di far crescere la platea di aderenti con l’ingresso di nuove Città del Vino nella convizione che un’Associazione come la nostra possa portare grandi vantaggi agli enti locali.

E sulle iniziative più concrete c’è qualcosa di nuovo?

E’ chiaro che il campo d’azione di Città del Vino è stato ampiamente definito in questi primi 31 anni di vita. Però faremo di più per l’animazione dei territori, ad esempio per sviluppare il concorso enologico La Selezione del Sindaco che dal 2019 cambia nome in Wine City Challenge – Concorso Enologico Internazionale Città del Vino. Lavoreremo anche per una maggior condivisione dei modelli territoriali dei Comuni associati, affinché le buone pratiche possano diventare uno spunto tra Comuni, uno scambio di esperienze, idee e iniziative sul territorio. In tal senso gli strumenti urbanistici, le norme comunali, ad esempio quelle di polizia rurale, i piani regolatori delle Città del Vino rappresentano un aspetto centrale e irrinunciabile della nostra azione. Norme aggiornate, pratiche e azioni amministrative attente all’ambiente, all’enoturismo e allo sviluppo: in questo modo intendiamo sviluppare e consolidare le relazioni con i nostri interlocutori di sempre, le Regioni, il Parlamento e il Governo. Un altro campo d’azione che intendiamo sviluppare è quello dei rapporti con le altre Città di Identità, in particolare con l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani per nuovi progetti, iniziative e collaborazioni sinergiche e utili alla difesa e alla promozione dei territori.

Parliamo di enoturismo. A febbraio in Bit sarà presentata l’anteprima del nuovo Rapporto sul Turismo del Vino in Italia, curato da Città del Vino in collaborazione con l’Università di Salerno

Il turismo del vino, lo diciamo da 31 anni, cioè dalla nostra fondazione a Siena nel 1987, è un capitolo irrinunciabile per lo sviluppo dei territori rurali e interni. Oltre 14 milioni di visitatori l’anno, un giro d’affari che sfiora i 3 miliardi di €, secondo il nostro Osservatorio, sono già grandi numeri. Ma il potenziale è molto più ampio e il turismo del vino, come dimostra anche l’esperienza di altri Paesi, o di piccoli Comuni, penso a Montalcino con 1,5 milioni di turisti l’anno, è una scommessa sul futuro del nostro Paese, sui territori e la difesa dell’ambiente, sull’imprenditoria, sui giovani e il lavoro, sulla cultura e sugli scambi internazionali. Alle istituzioni diciamo di crederci di più e di fare il possibile per far emergere tutto il potenziale enoturistico italiano. Il turismo del vino può dare una mano a tante famiglie e alle economie locali, è un canale di sviluppo e un modo per combattere una fetta di disoccupazione. E di questi tempi è un bel contributo.

Presidente Zambon, di recente si è parlato di defiscalizzare le pensioni per chi andrà a vivere nei territori a rischio spopolamento di alcune regioni. Come è nata questa idea e che vantaggi può apportare?

Prendendo a modello alcuni Paesi, come il Portogallo e la Tunisia, abbiamo deciso di studiare delle misure a favore dei pensionati italiani e stranieri per defiscalizzare le pensioni a chi andrà a vivere in alcune aree a rischio spopolamento del nostro Paese. Penso alla Calabria, alla Sicilia, al Molise, alla Basilicata, alla Sardegna. Proprio in Sardegna, dove si è svolta la Convention d’Autunno delle Città del Vino, i Comuni che l’hanno organizzata, da Sorso a Sennori, da Usini a Badesi, si sono detti disponibili da subito a fare da apripista di questo nuovo progetto che stiamo studiando. L’idea piace, arricchisce culturalmente i luoghi, permette di salvare tanto patrimonio edilizio che altrimenti va in decadenza e soprattutto porta lavoro e ricchezza. Insieme agli anziani cresce la domanda di servizi di assistenza, cultura e tempo libero e questo fa lievitare l’offerta di lavoro. Tanti giovani, grazie agli anziani, rimarrebbero sul territorio perché si svilupperebbero nuove occasioni di lavoro.

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