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Leggo ora su L’Adigetto, mentre mi sto allegramente dirigendo verso Soave per l’apertura di Durello&Friends, un interessante, e curioso, intervento del sommelier e blogger trentino Gianni Pasolini. Nel giorno di apertura, oggi, del Festival trentodocchista (Bollicine sulla città), Pasolini se ne esce con una proposta-provocazione di un certo interesse: facciamo di Trento la capitale nazionale del Metodo Classico (anche se in verità lui parla di spumante).

Bene, per quel che conta, questo blog e i suoi autori ci stanno. E si mettono a disposizione (tanto lo sappiamo che chi deve intendere, si sta già toccando le palle). Ma noi, ripeto, per quel che possiamo – e se ci vogliono, anche come carne da macello e da trincea – ci stiamo.

Dopodiché, però, non ci si può sottrarre dal mettere in fila alcune considerazioni. Immaginare per Trento la dimensione di capitale del Metodo Classico (peggio ancora dello Spumante, perché la capitale dello Spumante c’è già e sta dalle parti di Treviso e lo Spumante italiano nel mondo è il Prosecco), è una cosa più facile a dirsi che a farsi. Perché, al di là della buona volontà, al di là dei soldi (che non so se ci sono ancora, perché non so se via Romagnosi è ancora disponibile a largheggiare su questo marchio e i privati mi sembrano tutt’altro che di manica larga) e al di là delle legittime ambizioni e dei sogni multicolor di mezza stagione, una capitale non la si autoproclama. Oddio, sì lo si può anche fare, ma se poi nessuno ti riconosce, oltre al velleitarismo si rischia di rasentare, e di oltrepassare, il ridicolo. Insomma, penso, che debbano essere gli altri, gli interlocutori a cui ti rivolgi, a legittimarti e a metterti in mano una delega di rappresentanza. E non so quanto, il variegato, plurale, frammentato, ricco e anche diviso mondo del metodo classico italiano – di cui il Trento rappresenta a malapena un terzo in termini di volumi e di valore – abbia poi tanta voglia di inchinarsi alla Autoproclamata Libera Capitale Alpina del Metodo Classico. Tanto meno se si dovesse parlare di Spumante. Perché lì saremmo già fuori gioco ancora prima di cominciare. Farsi un giro fra i prosecchisti, per annusare l’aria che tira.

Però, ripeto, ci si può provare. E riconosco a Gianni Pasolini almeno il merito di aver lanciato una proposta su cui discutere e confrontarsi. Cosa che, nel silenzioso e retoricheggiante mondo trentodocchista, capita assai raramente.