L’uva e i vini del Trentino valgono (in volume) poco meno del 2 % della produzione nazionale.
Ma il settore trema.
Un settore fortemente sbilanciato sul versante della commercializzazione (non solo di vini trentini, ma soprattutto di vini di altri distretti, fra cui Prosecco e Pavia, da cui si ricavano margini per remunerare le uve dei contadini trentini) sull’export in un solo Paese.
Ostaggio dei mercati internazionali, come i grandi colossi. Ma il Trentino colosso non è, se non nel velleitario castello di cartapesta costruito dai manager a cui sciaguratamente i contadini del Trentino hanno affidata non solo la gestione ma anche la regia politica del settore.
Ecco la fragilità di un modello di sviluppo spintamente industrialista che sull’agroalimentare ha rinunciato a priori a valorizzare il territorio. E oggi in balia dei capricci e delle scopate più o meno riuscite di Trump.
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